IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

LA SALVEZZA DELLA GREGIA, UN DEBITO DELL’UE

13 luglio 2015 · Nessun commento

I greci piangono per una “furtiva” manina italiana. La Spagna e il Portogallo sono “avvisati” per i prossimi appuntamenti elettorali. L’Europa: un colosso politico d’argilla.
A mettere nei guai la Grecia è un dirigente di una banca statunitense, che dà un “un aiutino”, rivelatosi quasi mortale, al governo greco per truccare il bilancio ai fini di consentire l’ingresso nell’euro e di indebitarsi sino al collo tanto da conseguire un posto di pregio nel guinness dei primati negativi, per, poi, presentargli il conto per salvare le banche creditrici e si presume che siano quelle tedesche, francesi e qualche italiana. In questa vicenda, come in tutte le altre, si invoca la salvezza della moneta unica, che, tutto sommato, è un euro virtuale molto presente nei libri contabili mentre quello reale non si trova nelle tasche dei cittadini per soddisfare i propri e legittimi bisogni. Il peggio deriva dal fatto che sono virtuali gli euro dei debiti pubblici, non sostenibili ma necessari per ricattare i governi, per cui nessuno pensi di avere indietro il denaro prestato alla Grecia, spremuta con forza, per togliere dagli impacci finanziari le banche francesi e tedesche. Non si sottovaluti la circostanza che se i membri dell’Eurozona fossero costretti a rispettare il Fiscal Compact, verrebbe allo scoperto l’insolvenza dei paesi, in un numero superiore alla metà. L’Europa, tra l’altro, è messa male per le guerre ai suoi confini, per i profughi che assediano le frontiere e che pensa di bloccare con lo spauracchio dei cannoni e dei reticolati. E’ un continente che condanna a essere disoccupati, per un tempo indefinito, un buona fetta delle nuove generazioni, per il motivo che allunga l’età pensionabile, come è stato imposto alla Grecia, nonostante la negativa esperienza italiana, che ha aumentato l’entità del problema esistente. In Europa, come in tutto il pianeta, dettano legge i mercati, la finanza, mentre i governi e i politici sono proni ai loro diktat. Il caso Grecia non è isolato, perché gli altri paesi si sono eclissati, per il momento, nel classico porto delle nebbie, fortificati dalla dottrina che addossa alle popolazioni immiserite  gli sfaceli, causati dall’ingordigia della finanza. Ne consegue una forsennata corsa a ridurre a brandelli l’Ue e, per di più, l’unione politica europea non va affrontata con il mercato e, insistendo, si rischia che prenda il largo per chissà dove. L’alta finanza, ora, legittima i governi europei con il mito della ripresa, dell’uscita dalla crisi, del ritorno alla normalità, alle condizioni di prima in merito al reddito, all’occupazione e ai diritti. E’ auspicata la necessità di un’economia basata sui consumi senza subire il ricatto di perdere il reddito se si perde il lavoro. L’architettura dell’Unione europea non regge, per cui va cambiata dalle fondamenta: pena la fine dell’Europa.
Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Attualità · Cultura · Politica

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