IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

I MIGRANTES (QUESTA VOLTA) AVEVANO LA PELLE BIANCA

8 luglio 2015 · Nessun commento

Un cappio al collo per dare una lezione ai migranti siciliani. Nella Luisiana scatta la grande e immotivata paura per il diverso geopolitico. Nel linciaggio della cittadina di Tellulah sono presenti le teorie razziste italiane e americane dell’epoca.
Coloro che emigrano sono spinti dalla necessità di trovare, per loro e i propri figli, i luoghi ove possono trovare condizioni di vita, che soddisfino le prime necessità come l’abitazione e il cibo per scacciare la fame, che, certamente, hanno sofferto nei paesi di origine. Gli italiani sia nell’Ottocento sia nel Novecento sono stati costretti ad abbandonare il Belpese non per motivi turistici ma in conseguenza dei due conflitti mondiali, che hanno messo in ginocchio il Paese, costringendo l’italica gente ad andare raminga  per il pianeta Terra ai fini di trovare una soluzione, spesso precaria, ai propri primari bisogni. I migrantes sono tali in qualunque posto del nostro pianeta, indipendentemente dal colore della pelle, il che trova fondamento in un fatto grave, avvenuto nella Luisiana, il 20 luglio del 1899, in cui cinque immigrati siciliani vengono, dopo una caccia all’uomo, linciati dalla folla e poi impiccati. Il truce avvenimento, secondo la cronaca di quel tempo, sarebbe stato originato da una capra, di proprietà di uno dei siciliani, spintasi a brucare l’erba nel prato dell’ufficiale sanitario della cittadina americana di Tellulah. La capra, a giudizio di Enrico Deaglio, cronista storico e autore di “Storia vera e terribile tra Sicilia e America”, pubblicato da Sellerio, è dell’opinione che la capra non c’entra, tanto è vero che chiama in causa l’emigrazione dei siciliani, iniziata pochi anni prima, e che avrebbero dovuto prendere il posto dei negri nelle piantagioni di cotone perché ormai di costoro gli autoctoni non si fidavano più. L’ostilita’ degli americani non tarda ad arrivare, perché convinti che i nuovi arrivati ossia i siciliani appartenessero a una razza inferiore ossia i negroidi e, quindi, da trattare come i negri e come sempre accade cominciano a imperversare le teorie razziste. Il giornalista Deaglio raccoglie prove e documenti, giungendo alla conclusione che l’ufficiale sanitario svolse il ruolo di agente provocatore, utilizzato da chi voleva eliminare i siciliani dalla parrocchia. I cinque siciliani, provenienti da Cefalù, commercianti di frutta e verdura, erano i fratelli Giuseppe, Francesco e Pasquale Defatta, Rosario Fiduccia e Giovanni Cirami, impiccati, dopo un futile diverbio, per dare una lezione ai migranti. I diletti figli del Belpaese e i politici hanno la memoria corta, perché dimenticano i lunghissimi treni, che partivano  dal Sud con destinazione il Nord non solo dell’Italia, ed erano presi d’assalto e occupati dagli italiani poveri in canna, sempre in compagnia della valigia di cartone, legata ben stretta con la corda. Arrivati a destinazione alloggiavano, non sempre, presso parenti o amici, giunti prima di loro, e se affrontavano l’impresa di trovare da soli l’alloggio, si buscavano un netto rifiuto oppure il miserrimo cartello della serie” non affittasi ai meridionali con prole”, mentre nella civile Svizzera, se si era soli, si trovava rifugio in  casematte, distanti ovviamente dai centri abitanti oppure l’eventuale prole portata seco doveva essere nascosta all’interno dell’abitazione. Coloro che viaggiavano sui piroscafi se la passavano peggio, perché “stivati” in ambienti che, dal  punto di vista igienico-sanitario e non solo, fanno ora il paio con i barconi dei migranti con la pelle nera, la cui situazione nelle proprie patrie è insostenibile e orribile. Nonostante ciò, nel Belpaese, ove si è smarrita la solidarietà e la civiltà, formazioni politiche anti immigratorie aumentano i consensi e sfoggiano leadership, il cui principale fine e’ quello di raccomandare agli altri di portare a casa propria i migrantes di colore di pelle diverso dal nostro, ricordando, però, a costoro che se gli altri paesi ci dovessero restituire i nostri numerosissimi emigranti, forse non ci sarebbero posti in piedi sul singolare “Stivale”.
Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Cultura · Politica

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