IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

GLI IMPRENDITORI DELLA GUERRA FANNO BUONI AFFARI

18 maggio 2015 · Nessun commento

Le “imprese” della guerra non conoscono crisi. I contractor prosperano nello spazio globale. I nuovi mercenari sono i discendenti delle compagnie di ventura.
Per aver contezza del fiorente mercato della violenza privata nello scenario dei conflitti contemporanei, è sufficiente prendere visione dei numeri appresso elencati: nel 2007, in Iraq, a fronte di 130.000 soldati regolari c’erano 160.000 addetti delle compagnie private; nel 2010,  a Kabul e dintorni, i militari erano 68.000 mentre i contractor 104.000, ora presenti e inquadrati in guerre post coloniali tra Stati senza esercito ed eserciti senza Stato. Il contractor è il mercenario di ieri, delle compagnie di ventura, della pirateria mercantile e di colui che sbriga gli affari più sporchi dei conflitti mondiali di oggi. L’industria privata militare gode ottima salute economica, tanto è vero che negli USA il fatturato è raddoppiato da 100 a 200 miliardi di dollari nello spazio di dieci anni ed è in grado di fornire servizi di logistica, di intelligence, di supporto tecnico, di trasporto e, soprattutto, di offrire attività bellica diretta negli scenari, chiamati “nuove guerre”. E’ evidente che l’industria militare privata finisce per sostituire gli eserciti regolari, palesando la progressiva privatizzazione della guerra, sottraendo, in conseguenza,  i nuovi conflitti a qualsiasi controllo politico e accelerando un processo di privatizzazione della sicurezza. I nuovi gruppi mercenari sono infatti grandi corporation, organizzate su base gerarchica e integrate nei mercati globali, come strutture legali e registrate quasi sempre nei paradisi fiscali e collegate con il mercato dei servizi dell’estrazione mineraria e petrolifera e non disdegnando l’attività informatica, strategica per svolgere il ruolo di braccio armato, capace di farsi largo tra mercati, che, altrimenti, sarebbero inaccessibili. E’, del tutto, palese che i  processi di privatizzazione della violenza e il ruolo specifico delle compagnie militari private, sono in funzione dell’inclusione negli spazi territoriali, post coloniali, dei mercati globali. I nuovi mercenari oscurano ogni confine tra pubblico e privato, tra militare e civile e tra pace e guerra, restituendo uno scenario, diverso da quello precedente, ridefinendo gli spazi politici e quelli geografici. Nel l’orizzonte post-coloniale delle nuove guerre, la presenza delle Pmc (acronimo di Private Military Company), sta a indicare come oggi i confini, dentro e fuori degli Stati, continuano a moltiplicarsi, dissolvendo, in un battibaleno, ogni possibile mappa geopolitica.
Emanuele  Porcelluzzi

Categorie: Attualità · Cultura · Politica

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