IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

DOPO IL GIUDICE DI BERLINO, QUELLO DI STRASBURGO

18 maggio 2015 · Nessun commento

Alla Diaz, la seconda notte della Repubblica? Il reato di tortura all’italiana con lunghe prescrizioni. La tutela dei diritti umani avrà vita facile?
I fatti inquietanti di Genova sono accaduti, il  20 luglio 2001 perché, in quel tempo, le istituzioni e parte di esse si sentono legittimate a pensare e ad agire come se fossero in una situazione eccezionale e la presenza di due ministri  nella cabina di regia delle operazioni di polizia, finisce per spalancare le porte agli avvenimenti brutali della Diaz. Ma le avvisaglie delle maniere forti si avvertono già al Global forum di Napoli, nonostante che l’Italia, nel 1998, sottoscrive lo Statuto della Corte penale internazionale, con cui si impegna a combattere i gravi crimini contro l’umanità, tra i quali la tortura, che, in Italia, non è un reato. A Strasburgo, purtroppo, si adoperano con notevole ritardo per colmare la lacuna, tant’è che la Corte europea dei diritti dell’uomo condanna, agli inizi di aprile 2015, il Belpaese per quanto è accaduto alla Diaz, allungando la vita canora del vesuviano ritornello del “chi ha avuto, ha avuto e chi ha dato, ha dato”. Ciò che rattrista è la circostanza biasimevole, addebitabile alla classe dirigente italica, che non ritiene importante, per uno Stato democratico e civile, tutelare i diritti umani, a cui si accompagna l’inerzia politica della prima e seconda repubblica, tallonata dai governi di centrodestra e di centrosinistra. La Camera dei deputati, dopo il pronunciamento di Strasburgo e alla stregua dello scolaro bacchettato dalla maestrina di deamicisiana memoria, nottetempo e in tutta fretta, discute, vota e introduce il reato di tortura. Secondo il testo legislativo per configurare la tortura sono necessarie le violenze e le minacce, che devono cagionare acute sofferenze fisiche o psichiche a una persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia o autorità o potestà o cura o assistenza. Diciamocelo: è il tentativo di voler, forse, dimostrare che i poliziotti si siano recati, di notte, alla Diaz per “rimboccare le coperte ai ragazzi dormienti, che non hanno gradito tali attenzioni, per cui è volato qualche ceffone di troppo”. E’ necessario sottolineare che la fattispecie del reato, previsto dalla camera dei deputati prende le distanze da quella adottata nelle convenzioni internazionali e promossa da Strasburgo, in cui la tortura è perseguita in modo particolare e imprescrittibile quando è commessa da un incaricato dallo stato di pubblico servizio. Invece, nel Belpaese, se nulla accadrà al Senato dove il testo di legge deve tornare per la seconda lettura, la tortura sarà ritenuta un reato generico e i tempi di prescrizione equivalenti al doppio della pena. C’è uno schieramento politico non rilevante che ritiene l’entrata in vigore del reato di tortura, come un’iniziativa tesa a demotivare le forze dell’ordine, dimenticando, però, che l’evento, accaduto alla scuola “Diaz”, presenta presumibili analogie con l’inquietante “notte della Repubblica”.
Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Attualità · Cultura · Politica

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