IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

SALARI CONGRUI PER USCIRE DALLA RECESSIONE

15 aprile 2015 · Nessun commento

Aumentare i redditi per agevolare la ripresa. Il ruolo dei sindacati è strategico secondo il Fmi. La riduzione dei salari mette spesso in difficoltà i lavoratori indebitati.

E’ quasi istintivo pensare che l’aumento dei salari può indurre le imprese a licenziare oppure ad assumere meno lavoratori, perché potrebbero lievitare i costi: niente di tutto ciò per il motivo che sussistono tesi economiche, sostenitrici, pur in tempi recessivi, dell’aumento del salari che funziona da stimolo per i consumi e per la distribuzione del reddito. Potrebbe apparire un paradosso ma non lo è, perché un’inflazione, sostenuta e connessa all’aspettativa di una crescita dei prezzi, promuove la ripresa, diminuendo, in conseguenza,  l’interesse reale sui debiti pregressi e spinge  coloro che detengono il denaro a spendere per evitare la svalutazione invece di rinviare gli investimenti e i consumi. Nondimeno l’aspettativa di domanda e di prezzi futuri più alti si rivela come uno stimolo all’investimento, per cui i sindacati finiscono per essere un essenziale strumento, garante del controllo centralizzato dei salari e di un’equa distribuzione dei redditi. Tanto è vero che il Fondo monetario internazionale rileva, in relazione alla diminuzione dei lavoratori iscritti ai sindacati, la concentrazione dei redditi nelle tasche delle classi sociali più ricche a iniziare dagli anni “80. E non è un caso che con la sconfitta dei sindacati nei paesi occidentali, compresi gli Stati Uniti, il divario tra la produttività e i salari e’ diventato insostenibile. E’ necessario sostenere i sindacati con migliori leggi di rappresentanza e dare maggiore spazio ai contratti nazionali; legiferare per coloro che non possono essere tutelati dal sindacato; istituire un salario minimo legale per qualsiasi contratto di lavoro stipulato; mettere in cantina, gettandone le chiavi, i contratti precari, causa di vergognosa ricattabilita’ e di salari al ribasso. Ormai lo sanno anche i muri che le tipologie contrattuali andrebbero fortemente ridotte per essere riconducibili al contratto di lavoro di categoria, impedendo che siano stipulati contratti differenti per il medesimo lavoro. Una tiratina d’orecchie se la meritano sia i governi di destra sia quelli della sinistra cosiddetta riformista, che ora devono agire in maniera contraria, accompagnando le imprese e i lavoratori verso la crescita. E’ indubbio che è necessario invertire la rotta se non si vuole andare a sfracellarsi su un capitalismo sempre più liberista e fucina di disuguaglianze, che minano i fondamenti  democratici del Belpaese.
Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Attualità · Cultura · Politica · Società

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