IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

L’ITALICUM DI RENZI NON DEVE PASSARE

15 aprile 2015 · Nessun commento

Disarcionare il “Cavaliere toscano” è impresa difficile. La minoranza di sinistra, avvinta ai canoni della logica di competizione leale di idee. Il M5S potrebbe col ballottaggio scombinare i piani del premier.

Non è cosa semplice battere Matteo Renzi, per cui o lo si fa cadere prima e ciò non è facile a realizzarsi e non risulterebbe, tra l’altro, risolutivo il ricorrere al percorso congressuale. La minoranza del Pd è piegata su se stessa senza che muova qualche obiezione o trovi qualcuno disposto a darle più forza. Il Pd, senza nascondersi dietro il dito, non è più un partito contendibile perché  sono venuti meno le procedure, la lealtà e i vecchi riti partitici. Matteo Renzi, con la sua piratesca scalata, mette in evidenza la fragilità e la carenza di un assetto di un’istituzione politica, piuttosto rassegnata e tesa alla ricerca di una terra promessa, che non si profila all’orizzonte. Tanto è vero che gli ottimi sondaggi, gratificanti l’attuale premier, non rappresentano, tutto sommato, la sintesi di una formazione politica bensì un mero cartello pubblicitario, ove i grandi assenti sono le radici, l’identità e la condivisione. Il Pd diviene il luogo, in cui non è possibile convivere a causa degli attacchi al mondo del lavoro e alla democrazia interna. E’ indubbio che la sinistra deve liberarsi dagli imperativi solidali, che la inducono  all’obbedienza verso un leader, che mette sotto i tacchi la democrazia costituzionale. Se, poi, si concede a Renzi anche la legge elettorale che prevede il ballottaggio, ne consegue che a tutto ciò sarà complicato porvi rimedio e potrebbe venire in soccorso solo il M5S, che, non retrocedendo del 20%,  potrebbe acciuffare la possibilità di partecipare al ballottaggio, complicando, in tal modo, i piani di guerra di Matteo Renzi. Il timore di andare al voto anticipato non può e non deve paralizzare la prova di resistenza della minoranza, anche se per i parlamentari, e non tutti, vige l’imperativo categorico di giungere, a ogni costo, alla fine della legislatura. E’ chiaro che la lotta di fazione avverso un avversario, imbottito di combattenti, adusi a obbedire e guerreggiare non può essere fatta senza un po’ di ardore belligerante, il che dipende  dal fatto che la sinistra-dem e’ rimasta legata alla logica del rispetto della leale competizione delle idee, caratterizzante la loro provenienza. La minoranza del Pd deve convincersi che fronteggia una guerra di movimento, in cui le forze sono sproporzionate e gli indugi non sono permessi. La minoranza deve prendere coscienza della sua inferiorità strategica, per cui priva di ogni coalizione sociale di riferimento, rischia di apparire un ceto politico, che difende modeste prospettive di carriera parlamentare.
Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Politica

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