IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

COME RISCATTARE UNA FRAGILE STAGIONE POLITICA E SINDACALE DEL BELPAESE

15 aprile 2015 · Nessun commento

Il sindacato e la politica alla ricerca dei passi perduti. La post-democrazia e il deficit di rappresentanza. Il giurista Rodota’ e il sindacalista Landini, pronti a indicare il punto di partenza del cambiamento.

Nel discorso di Maurizio Landini, a conclusione della recente manifestazione della Fiom a Roma, risultano incisive e significative due frasi, espresse dal sindacalista, con cui egli sottolinea  che, oggi, la metà dei cittadini non si reca più ai seggi elettorali per votare, perché   avverte di non sentirsi rappresentata da nessun partito e che più della metà dei lavoratori non e’ tutelata da alcun sindacato. Il che richiama tutti alla drammatica crisi di rappresentanza, che connota la conclamata post-democrazia, avvertendo, però, la sensazione di essere avversari anziché naufraghi, per cui è semplice intravedere uno stato di umana e profonda angoscia in chi si accorge di stare all’interno di una struttura a rischio di estinzione. Un vuoto, comunque, è stato aperto dal venir meno dei pilastri fondamentali della storia politica e sociale del Novecento ovvero la politica e il sindacato, che, alla stregua di nobili decaduti, sono finiti nella crisi della rappresentanza. Il costituzionalista, Stefano Rodota’, afferma che c’è bisogno di una coalizione orizzontale e sociale e che è doveroso passare, con sollecitudine, a stilare una vera e propria agenda. In merito al problema si sono arrovellati quasi tutti i movimenti di protesta, venuti fuori dagli anni “60 in poi, e che hanno fagocitato il vecchio movimento operaio, per cui ora le politiche sociali distruggono, inesorabilmente, coloro che, purtroppo, stanno in basso e sono costretti a subirle. Da qui nasce il vecchio problema del rapporto tra sociale e politico e, in Italia, è prevalso il modello, incentrato sul primato del partito e del sindacato nell’epoca giolittiana e, poi, stabilizzatosi in chiave riformista nel secondo dopoguerra. Il sindacato, un tempo, una macchina straordinaria per potenza e creatività, ora rischia di andare a sbattere contro un ostacolo o di esaurirsi come una pila, se non riesce a cambiare se stesso in maniera radicale, allargando il proprio campo e orizzonte sociale. E’ anche vero che sia Maurizio Landini che Stefano Rodota’ si prodigano per indicare il punto di partenza e non certo quello di arrivo. L’ipotesi, più a portata di mano, è quella del sindacalismo di azione diretta, in cui il sindacato non solo delega ma assorbe in se’ i medesimi compiti del partito, respingendo la separazione tra lotta politica e lotta economica, realizzando, in tal modo, un partito di intensa ispirazione sociale e politica. In Italia, quindi, occorre quella massa critica, capace di introdurre nelle Istituzioni di governo la forza etica di una politica sociale, riscattata dalla propria debolezza.
Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Attualità · Politica

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