IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

“CAMBIARE VERSO” CON IL LAVORO, LA DIGNITÀ’ E L’AGORA’

15 aprile 2015 · Nessun commento

L’occupazione scende e la disoccupazione sale, metafora di un ascensore. Gli incentivi per le nuove assunzioni, un gioco da illusionisti. Il reddito minimo garantito, annunciato dall’Ue all’Italia, nel 1992, mentre sul “Britannia” si confezionavano crisi economiche micidiali per i paesi europei.

Arriva sul binario “Italia” un solo 20% di nuovo lavoro e nell’80% si tratta di regolarizzazioni di collaborazioni a progetto, partita IVA e cascate di precarietà. Dopo gli 80 euro per le famiglie, giungono puntuali con la “Freccia Bianca Matteo” gli 8.060 euro di contributo pubblico per i nuovi assunti. E’, questa volta, ha ragione Brunetta quando afferma che i nuovi contratti non corrispondono a nuovi posti di lavoro, perché per divenire tali sono stati sottoposti a un maquillage. Poi il tasso di occupazione, già molto depauperato rispetto alla media europea, è sceso del 5% dal 2008 al 2014; il tasso di disoccupazione è cresciuto dell’88,6% dal 2008 al 2014 mentre il tasso di inattività resta al 36%. Infine, grande stupore suscita la notizia che sei milioni di persone sono senza lavoro e quella di far pagare meno il lavoro alle imprese, entrambe, forse, bilanciate dagli annunciati 79.000 nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato, avvenuti nei primi bimestri del 2014 e del 2015. Si corre, però, il rischio di vedere in circolazione tanti “Pinocchio” di collodiana memoria. In Italia, con i pochissimi dane’ di padana memoria, trova ospitalità, in Sel, “il reddito minimo garantito”, a cui risponde con uno squillo di tromba, il M5S con lo sbandierato “reddito di cittadinanza”. Pare che avrebbe maggior fortuna il reddito minimo garantito, auspicato dall’Unione europea nei riguardi del Belpaese sin dal lontano 1992, conscia dei tempi parecchio bui, che sarebbero arrivati dopo alcuni anni. Trattasi, in buona sostanza, di un nuovo diritto sociale fondamentale, che, a causa dell’impoverimento di larghi strati sociali della comunità, dovrebbe restituire fiducia, autonomia e benessere ai cittadini, per proteggerli dai ricatti della povertà e della malavita. I soldi, comunque, ci sarebbero se fosse attuata una distribuzione più equa e sapiente delle spese sociali esistenti, che potrebbero, secondo alcune stime, ammontare a circa 30 miliardi di euro. Al posto della classica elemosina del raro buon cuore, è tempo di dare spazio all’associazionismo e alle reti sociali, stante attiva e presente l’attività parlamentare per stabilire i principi-guida ai fini di garantire ai veri e certi destinatari un’esistenza libera e dignitosa. La Fiom e la Ggil non sono rimasti a guardare e sono scesi in piazza per perorare la rappresentanza politica, prendendo le debite distanze dai partiti, logorati da una classe politica, molto prossima, nel linguaggio e nel comportamento, a un qualunque pubblico di un qualsiasi stadio del Belpaese. Si è riesumato, così, il concetto di un sindacato delle confederazioni, non fondato sulla competizione dei lavoratori. La crisi economica ha dato una forte spinta alla crescita della disoccupazione e a quella della precarietà, tanto è vero che l’abolizione dell’art.18 e il demansionamento, pilastri del lavoro, divenuto, purtroppo, merce di scambio. E’ necessario, senza creare un nuovo soggetto politico, ricreare una nuova coscienza politica all’interno del sindacato, ove il lavoratore sia appellato cittadino e come tale tutelato da uno statuto. Tutto sommato, trattasi di risvegliare la sopita coscienza politica nei cittadini-lavoratori e di trovare assieme la via maestra per realizzare l’opposizione a un governo con molta fantasia mediatica e poca determinazione per quanto concerne l’innovazione e ogni progetto di sviluppo e di crescita. Negli anni “60, coincidenti con la primavera economica italiana, il sindacato  e’ protagonista, anche se “a latere”, della politica italiana, cominciando dalla casa, primaria istanza degli italiani, non trascurando tutte le altre problematiche: una democrazia non solo rappresentativa ma anche partecipativa.

Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Attualità · Politica

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