IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

BEPPE FENOGLIO, PARTIGIANO E SCRITTORE

15 aprile 2015 · Nessun commento

Nell’ottobre del ‘44, Fenoglio partecipa alla liberazione di Alba. Alla fine del conflitto mondiale, si avvicina al socialismo per le dure condizioni dei lavoratori. Abbandona gli studi universitari per dedicarsi alla scrittura.

Nasce ad Alba, il 1^ marzo del 1922, e, dopo le scuole elementari, viene iscritto al ginnasio della sua città, dove inizia a studiare la lingua inglese. I valori della cultura anglosassone sono determinanti per il processo della sua formazione, ispirato a un modello umano, alternativo a quello imposto dalla realtà dell’Italia di quel tempo, compressa da falsi valori, dai riti auto-celebrativi e dall’ideologia piccolo borghese. Le estati, da lui, trascorse sulle colline delle Langhe e gli incontri con Leonardo Cocito, suo insegnante d’italiano, e con Pietro Chiodi, docente di filosofia, entrambi antifascisti, contribuiscono a formare la materia e il punto di vista per i suoi futuri racconti: “Un giorno di fuoco”, “Primavera di bellezza”, “Una questione privata”, “La malora” e “La paga del sabato”. Nel dicembre del “43, Beppe Fenoglio partecipa col fratello Walter all’assalto della caserma dei carabinieri di Alba, dove sono reclusi i padri dei renitenti al reclutamento fascista. Nel gennaio del “44, Fenoglio entra a far parte della brigata Garibaldi, il che coincide coll’arresto, da parte dei fascisti, della sua intera famiglia, liberata, a seguito di uno scambio di prigionieri, grazie alla mediazione del vescovo di Alba. Beppe Fenoglio, poi, si arruola con i badogliani, raggruppati in formazioni autonome militari, con le quali, nell’ottobre del “44, partecipa alla liberazione di Alba, ciò gli fornirà spunti narrativi per il racconto de “I ventitré giorni della città di Alba”. Alla fine del gennaio del “45, su ordine del generale Alexander, si riprende la lotta partigiana e gli ultimi  mesi sono i più atroci, durante i quali, Fenoglio perde molti dei suoi compagni più cari: esperienza ricordata nelle pagine bellissime del “Partigiano Johny”. Dopo la liberazione, al referendum del 2 giugno “46, vota la monarchia, ma, qualche anno più tardi, presa  cognizione della dura realtà del lavoro, si attesta su posizioni socialiste. Finita la guerra, Beppe Fenoglio torna a casa e fatica a riadattarsi ai ritmi della vita normale di una piccola città di provincia, tant’è  che decide di abbandonare gli studi universitari, - intrapresi, nel 1940, iscrivendosi alla facoltà di lettere dell’Universita’ di Torino, sostenendo otto esami -, per dedicarsi alla scrittura in modo quasi ossessivo e assoluto. La visione del mondo di Fenoglio è biblica, perché vede gli uomini divisi in “fedeli” e “trasgressori” rispetto a un patto, che non ha alcuna connotazione ideologica. L’ideologia è assente dai romanzi di Fenoglio e rinviata con astuzia narrativa al “dopo”. Le posizioni ideologiche, nelle sue pagine, non  sono schemi di interpretazione ma oggetti della narrazione e non discorso sui valori ma forze etiche in campo. Beppe Fenoglio muore il 18 febbraio del 1963 al Molinette di Torino.
Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Cultura · Società

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