IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

IL SILENZIO DELLE OPPOSIZIONI SULLA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE

27 marzo 2015 · Nessun commento

Il salire sull’Aventino equivale a una sconfitta parlamentare. Le opposizioni mute e inerti nell’aula parlamentare. Senza idee reattive, il previsto referendum potrebbe tramutarsi in un plebiscito per Renzi.

Durante il dibattito parlamentare balza, all’attenzione dei cittadini, l’impegno che le forze di opposizione profondono nel cercare di contrastare, ma senza riuscirvi, una sorta di rivoluzione passiva del governo in carica, rimanendo agli oppositori solo i commenti e i propositi di rivalsa. Le opposizioni, in presenza di fatti ostativi al dibattito in assemblea, decidono di non partecipare ai lavori: un atto estremo che denuncia l’impraticabilità del percorso parlamentare e, contestualmente, il disconoscimento del processo di riforma costituzionale in fase di svolgimento. E’ indubbio che gran parte degli articoli della nuova costituzione sono votati, in assenza delle opposizioni, in un’aula parlamentare semivuota. Ci si interroga se il rifugiarsi sull’Aventino sia la scelta opportuna e conveniente e, poi, il ritorno in aula, per la votazione finale, finisce per configurare l’ammissione di un errore commesso. E’ presumibile che l’opposizione ha voluto cogliere l’effetto del momento, la polemica a buon mercato e la risonanza mediatica mentre la democrazia parlamentare chiede ai suoi deputati di non uscire fuori dall’aula neppure di fronte all’arroganza del potere dei più forti. Sarebbe stata cosa buona e giusta proporre il monocameralismo, che nessuno ha avanzato in sede parlamentare. Il successo della riforma costituzionale trova le basi in patti privati, stipulati, presumibilmente, presso il Nazareno, che si regge grazie alla minacciata paura di concludere, in tempi ravvicinati, l’attuale legislatura, per cui vanno in fibrillazione parecchi rappresentanti del popolo per un “modus dicendi” perché, di fatto, sono scelti dal dominus del partito o del movimento. Le opposizioni, comunque, si sarebbero dovute concentrare su pochi emendamenti ai fini di ribaltare la prospettiva del governo, per cui ci si  chiede perché non è stata chiesta la cancellazione del Senato, piuttosto dopolavoristico, insistendo su un reale superamento del bicameralismo perfetto per garantire la rappresentanza politica reale; poi, perché non è stato rivendicato il riequilibrio tra il parlamento e l’esecutivo; infine, perché non è stata fatta la richiesta di rafforzare le istituzioni di garanzia costituzionale allo scopo di accrescere i controlli sui poteri dell’esecutivo. Bisogna ricordare a coloro che hanno la memoria corta che il parlamento non serve solo per decidere ma anche per rappresentare le diverse visioni politiche in un confronto vero e democratico. Un avviso per le opposizioni, che non devono rinunciare alle battaglie, perché è necessario sperare e perseverare ai fini di riuscire a modificare gli equilibri politici del presente. Dopo le decisioni del parlamento, c’è la possibilità del referendum e chissà se la visione politico-costituzionale di oggi possa essere, domani, maggioritaria.

Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Politica

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