IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

PER MATTEO RENZI, UNA SCUOLA D’ANTAN E NON VERSO IL FUTURO

26 marzo 2015 · Nessun commento

Una scuola, modello azienda, in un Paese senza un piano industriale. Largo all’aziendale dirigente scolastico, un personaggio non più umano e deamicisiano. Renzi realizza ciò che Berlusconi, Gelmini e Aprea non sono riusciti ad attuare.

La Camera dovrebbe intervenire, almeno, su sei punti critici del ddl sulla scuola, approvato dal consiglio dei ministri. Il primo riposa sul fatto che sarebbe necessario varare presto il decreto sulle assunzioni, che, questa volta, va a fagiolo e lasciare lo spazio temporale per la necessaria discussione sulla legge, perché si è, per fortuna, ancora in una repubblica parlamentare. Il secondo è quello più drammatico perché riguarda la condizione umana dei docenti: uomini e donne che hanno superato le abilitazioni, i concorsi, qualche volta ripetuti per cause non dipendenti da loro e sono trattati come postulanti fastidiosissimi, sebbene siano costretti a vivere nell’incertezza del domani.  Il terzo annuncia una novità, a motivo del fatto che Matteo Renzi, il Sindaco per eccellenza sin dalla culla, inaugura la serie del dirigente scolastico, fatto a immagine e somiglianza del sindaco, per la ragione che saranno i dirigenti scolastici a valutare i docenti, ad attribuire gli aumenti di stipendio,  a scegliere, forse da un albo, gli insegnanti e, presumibilmente, ad assumerli e poi a licenziarli? Ma Renzi non si accorge che il suo fare senza freni inibitori potrebbe mettere in discussione i principi costituzionali e, per di più, operare uno stravolgimento dell’applicazione del diritto pubblico, e, soprattutto, sul sistema scuola. Se è vero che, nella scuola italiana, ci sono molti dirigenti di valore, è, però, vero che i primi sono in compagnia di colleghi non sempre all’altezza delle situazioni: da qui alla conflittualità con il personale il passo è veramente breve. Intorno al quarto si è fatto un gran parlare di una nuova scuola, in cui si ritornerebbe a misurarsi con la musica, con l’arte e con l’inglese che tanto piaceva a Berlusconi. Al di la’  di questi suggerimenti, c’è il bisogno di un nuovo progetto scuola, su cui si devono confrontare docenti, dirigenti e studenti, anche se, per dovere di cronaca, la scuola italiana è più avanti di chi la governa. Forse è tempo, senza perderne altro, di investire sulla banda larga per mettere a punto una scuola digitale. Il quinto non è meno importante degli altri perché verte sugli stipendi dei docenti, a cui il governo ha lasciato in essere gli scatti di anzianità e, comunque, sarebbe opportuno ricordare che i docenti italiani sono i peggio pagati d’Europa, a causa di avere sulle terga anni di blocco contrattuale. Il sesto e ultimo contempla gli sgravi fiscali per gli utenti delle paritarie fino alla terza media e ciò che non è riuscito a  Berlusconi, è passato grazie al suo sodale ma non troppo Matteo Renzi, attribuendo “un beneficio fiscale alle famiglie” che, comunque, è un onere per le casse dello Stato, aggirandolo con “il senza oneri per lo Stato”. Sarebbe conveniente, ora, fare chiarezza su quanti sono i finanziamenti che, attraverso lo Stato, le Regioni e i Comuni, arrivano alle paritarie e, nel contempo, mettere in moto, nell’interesse delle medesime scuole, i controlli previsti dalla legge sui requisiti e qualità del servizio. Si avverte che si è in presenza di una scuola, che riduce diritti e libertà a iniziare dall’insegnamento e dalla managerialità in formato neoliberista. Il progetto ricorrente di Berlusconi e della Gelmini per una scuola aziendalista, gerarchica e produttivistica, porta la sigla del Pd e del governo Renzi.
Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Politica · Società

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