IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

PER LA GRECIA E L’ITALIA, CI SARÀ PURE UN GIUDICE A BERLINO?

26 marzo 2015 · Nessun commento

Il Fmi, l’Ue e la Bce, istituzioni pubbliche vicine alle banche e molto lontane dai cittadini. La Troika preoccupata che l’insolvenza dei paesi europei danneggi le banche dell’Ue. Il salasso economico, a cui è stato sottoposto il paese ellenico è un vaucher per il viaggio dolente nella povertà e nella disperazione.

Nel 2010, la Troika piomba ad Atene e subito si avvede che i conti della finanza pubblica greca non sono a posto e le entrate fiscali non coprono le spese dell’apparato pubblico e che degli interessi dei creditori non se ne parla. La prima preoccupazione della Troika è che la Grecia divenga un debitore insolvente e cagioni guai non tanto al suo popolo ma quanto alle banche di mezza Europa, che hanno rastrellato i titoli del debito greco. Il capitalismo finanziario mondiale interviene, immediatamente, per costringere Atene a organizzarsi perché siano trovati i soldi per gli interessi. Ai centri di potere finanziario poco interessa se per raccoglierli, bisogna affamare i bambini, costringerli a fare a meno dell’istruzione  o a morire a causa delle malattie infantili per la carenza di strutture sanitarie e dei medicinali. Il Fondo Monetario Internazionale, l’Unione Europea e la Banca Centrale Europea ovvero la Troika perseguono l’obiettivo di garantire gli interessi ai creditori, individuabili in quell’1% della popolazione mondiale, che controlla il 40% dell’intero patrimonio mondiale privato. Resta il fatto che il Fmi, l’Ue e la Bce sono strutture pubbliche, che funzionano con i soldi di tutti, per cui dovrebbero prendere le difese dei cittadini e non delle banche, tanto è vero che,  appena, uno Stato è in difficoltà economica, gli piomba addosso una sorta di gendarmi per ammanettarlo e un giudice di parte lo condanna a pagare più tasse e a fare meno spese in modo che si crei un avanzo da destinare agli interessi. Le tre istituzioni sanno, purtroppo, che, con tale percorso, si giunge , inevitabilmente,a un disastro economico, da cui scaturiscono la disoccupazione e la povertà. Le tre istituzioni sono consapevoli del fatto che se l’economia si contrae, si riduce  anche il gettito fiscale, per cui i conti dello Stato entrano in un circuito perverso, che richiede  altri aumenti fiscali e altri tagli alle spese come strumento per recuperare il denaro da conferire ai creditori. La così denominata Troika sa benissimo che questo percorso porta diritto a un buco di bilancio,in fondo al quale non c’è che la morte del Paese ellenico. Tanto è vero che la Grecia è stata posta in ginocchio, incatenata e saccheggiata e non solo metaforicamente. Una manovra, abbastanza rischiosa perché quando un popolo e’ sottoposto a sacrifici molto pesanti, può anche assumere atteggiamenti ostili, motivati da un’esacerbata esasperazione. Non è un caso  che, al termine della contesa elettorale greca del 2012,  Syriza diviene il secondo partito ellenico e il potere finanziario comincia sentire il suo fiato sul collo, il che è avvalorato dal fatto che, nella tornata elettorale del 2014, Syriza arriva primo, conquistando una maggioranza anche rilevante. E’ però vero che di malversita’ in malvestita’ si può morire e lo testimoniano le sequenze di servizi giornalistici televisivi, le cui immagini sono quelle di una Grecia in ginocchio e senza speranza per il futuro. In Italia, invece, si adotta la politica dei piccoli ceffoni da una trentina di anni ed è anche per questo che, alla stregua di San Giovanni decollato, gli italiani pongono con docilità il proprio capo nel vassoio e si piegano alle falcidianti politiche di austerità, imposte con arroganza dall’Ue. L’ Italia in austerità e’ dal 1992 e da quell’anno le spese per i servizi e gli investimenti sono state sempre al di sotto del gettito fiscale, come dimostrano gli avanzi primari, prodotti ogni anno. Nonostante ciò si continua a ripetere che il presunto indebitamento è ascrivibile alla circostanza di aver vissuto al di sopra delle proprie possibilità e che gli attuali sacrifici sono, addirittura, la giusta punizione per aver osato forse guardare gli stravizi di quei pochi che potevano permetterseli mentre i più si sono accontentati delle vacanze “mordi e fuggi” verso le affollatissime spiagge romagnole e della pizza il sabato sera. E’ opportuno che si sappia che gli abitanti del Belpaese hanno risparmiato, dal 1992, 672 miliardi di euro e se sono stati superati i 2000 miliardi di debito, non sono addebitabili alle numerose serate galanti della gente comune bensì al fatto che, dal 1980, gli interessi sono costati 2230 miliardi di euro. Ai partiti, alle televisioni o ai giornali servono cittadini con la testa sempre tra le nuvole.

Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Politica

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