IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

PER IL CASO LIBIA, L’EUROPA E L’ONU NON POSSONO STARE A GUARDARE

26 marzo 2015 · Nessun commento

Il capo dell’esecutivo, Matteo Renzi, tentenna. Il presidente Obama vuole avere le mani libere. La diplomazia necessita di un congruo spazio di tempo.

Il nuovo ordine mondiale ostacola una gestione condivisa della crisi libica, tanto è vero che, nel 2011, una risoluzione del consiglio di sicurezza autorizza una zona demilitarizzata in territorio libico ai fini di proteggere i civili ma ciò di fatto si concretizza in un aiuto ai ribelli armati e, per di più, in una strategia che non escluderà l’assassinio di Gheddafi. E’ notorio che il blocco Usa-Ue, definirlo Occidente, è solo pretestuoso perché risulta, in buona sostanza, essere il braccio armato di un certo occidentalismo, che, a sua volta, svolge il compito di gendarme e “motu proprio” si autoassolve. L’Italia è stata coinvolta, con gli USA, nelle ultime guerre, su cui è calata l’incertezza nel distinguere quelle vinte da quelle perse. La Libia è, ora, nuovamente al centro della scena internazionale e la scusa del nostro fugace passato coloniale, finisce, al momento, per essere un deterrente contro ogni intervento e non un incentivo. Il premier Matteo Renzi tiene, come è solito fare, aperte tutte le ipotesi: quelle dei ministri Gentiloni e Pinotti configurano la loro disponibilità a porsi anche l’elmetto sul capo. Affermare che la diplomazia ha bisogno solo di giorni e non di settimane per raggiungere un risultato valido, è un atteggiamento da semplicioni o da persone in malafede, stante il fatto che il cosiddetto governo legittimo, insediatosi a Tobruk, rappresenta il quasi nulla per lo spazio di un’eventuale e proficua trattativa. La forza militare di Tobruk è racchiusa nei reparti armati agli ordini di Haftar, un generale pronto a organizzare colpi di stato e affiliazioni parecchio esplicitate. L’Egitto è il principale alleato dell’Italia nella regione e tiene sotto scacco l’Algeria e la Tunisia; poi, l’ONU  appare come una finzione; poi,  il presidente Obama è poco propenso a formare una coalizione contro lo stato islamico, perché vuole avere la libertà di azione. L’Italia, a questo punto, corre il rischio di trovarsi a recitare la parte dei falchi in compagnia della Francia e dell’Inghilterra. Non è un caso che uno dei vertici militari italiani, collaboratore di Romano  Prodi, solleciti gli Usa ad assumere un comportamento non temporeggiante ma incisivo sulla delicata vicenda libica. Se è vero che gli errori mediorientali sono, in parte, ascrivibili agli USA, non è però cosa buona e giusta rinnovarli perché se il Belapaese ha a cuore la pace,  è indubbio che ciò debba valere per tutti e non solo per coloro che risultano simpatici.
Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Politica

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