IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

LE POLITICHE NEOLIBERISTE SULLA BIGA DELL’AUSTERITÀ E DELLA PRECARIETÀ

26 marzo 2015 · Nessun commento

Nel 1990, gli investimenti italiani all’estero non superavano il 5,3% del Pil; nel 2013, raggiungono il 29%. La delocalizzazione degli investimenti produttivi causa la disoccupazione. Le politiche neoliberiste ingannano l’opinione pubblica sempre più sprovveduta.

Si diffonde il credo, secondo il quale, la flessibilità, sia in entrata sia in uscita, del mercato del lavoro e la libertà quasi assoluta di licenziare, favoriscono più investimenti nelle attività produttive del Belpaese e all’estero, tali da consentire, secondo alcuni, un aumento dell’occupazione. Purtroppo, le politiche di austerità dei governi Monti, Letta e Renzi, hanno, in un crescendo negativo, registrato un aumento della disoccupazione, cresciuta dell’8,4% nel 2010 e salita al 12,8% nel 2014. La dimostrazione di tale fallimento è imputabile alla diminuzione dei salari, alla riduzione del potere contrattuale dei lavoratori, all’irrazionale disconoscimento dell’azione e della rappresentanza sindacale, tanto e’ vero che, a tutt’oggi, non vi è stato alcun segnale di crescita economica. Poi da un insolito vaso di Pandora sono venuti fuori i seguenti dogma: che le misure d’austerità colpiscono, senza pietà, i lavoratori; le fasce più deboli della popolazione sono veri e propri atti sacrificali per attirare investimenti autoctoni e anche dall’estero. Sfugge ai più che l’allontanamento degli investimenti dalle attività produttive è la causa principale della disoccupazione di concerto con la delocalizzazione produttiva. Infatti, in Italia come negli altri paesi più sviluppati, negli ultimi trent’anni, gli imprenditori hanno delocalizzato, in quantità anche significative, i loro investimenti e le attività produttive in paesi, in via di sviluppo, che dispongono di una riserva di forza lavoro a basso costo e da sfruttare al massimo a motivo delle loro condizioni di arretratezza sociale. Accade che le imprese transnazionali grandi e medie chiudono gli stabilimenti e riducono le attività terziarie in Italia come negli altri paesi di più antico sviluppo e ricorrono alla delocalizzazione solo se è conveniente . Sic stantibus rebus, invocare le politiche di austerità e imporre duri sacrifici alla maggioranza della popolazione con lo scopo di attrarre investimenti e far crescere produzione e lavoro, e’ un’azione ingannevole perché non corrisponde alla realtà. Non è un mistero che ci si trovi di fronte a una mistificazione nei confronti dell’opinione pubblica per protrarre nel tempo politiche neoliberiste, il cui effetto è quello di portare la ricchezza dal basso verso l’alto. Poi la disoccupazione, nei paesi con tradizioni di sviluppo, è addebitabile alle scelte scriteriate di grandi gruppi editoriali e finanziari, sostenuti da governi disponibili “al libero arbitrio”. La disoccupazione ha bisogno di canoni di controllo e di una delocalizzazione governata e non  selvaggia. La politica di austerità e dei sacrifici, sempre sulle spalle dei soliti noti, servono, soprattutto, a captare investimenti per poi assistere al loro frettoloso esodo con molte analogie con la fuga.
Emanuele  Porcelluzzi

Categorie: Politica

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