IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

L’AUSTERITY SALVA LE BANCHE E GLI STATI NO

26 marzo 2015 · Nessun commento

Via la mistica dell’austerità. Un altro paradigma per la crescita e l’occupazione. Riportare la finanza al servizio dell’economia reale.

Nell’Aprile del 2010, comincia a venire a galla la  verità di molti, rimasti purtroppo inascoltati, che denunciano il salvataggio della Grecia, funzionale a garantire le banche francesi e tedesche a discapito degli ellenici. Il che vien fuori dai verbali di una drammatica riunione del Maggio 2010, in cui il Fondo Monetario Internazionale dà il via libera alla prima tranche di aiuti per la Grecia. La relativa documentazione è classificata come riservatissima e segreta, da cui si evince che più di 40 paesi, non tutti europei, sono contrari al progetto, presentato dai vertici del  Fmi, che appaiono ottimisti a oltranza, a costo di negare evidenti difficoltà, mentre è palese che si tratta di un piano, ad altissimo rischio, ma teso a salvare parte delle banche del vecchio continente e non la Grecia. I critici, dal canto loro, sostengono che le previsioni del Fmi sono sovrastimate e che Atene  pagherebbe un costo molto elevato in termini di recessione e di disoccupazione e, purtroppo, ciò accade causando il collasso economico in cui è incorsa la Grecia e la perdita del posto di lavoro del 27% dei cittadini ellenici e del 57% dei giovani, tra i 15 e i 24 anni. Al momento del voto, però, i contrari all’austerità cedono,  perché gli Stati Uniti e l’Europa tirano diritto e danno il via libera a una scellerata operazione. Nel secondo tempo di questo film dell’horror, la Grecia sprofonda sempre più e le banche francesi e tedesche si salvano dal Dracula finanziario, rappresentato da un’esposizione da parte francese di 78,8 miliardi di titoli di stato ellenici  mentre, da parte tedesca, l’esposizione ammonta a 45 miliardi. Dopo pochi mesi, l’esposizione e’ ridotta di un quarto, costringendo i creditori privati ad accettare uno sconto del 70% sulla loro esposizione ai fini di scongiurare il default della Grecia. In seguito, il Fmi dichiara che la pianificazione degli interventi sul debito ellenico è stata calibrata per dare tempo al resto dell’Europa di assumere le iniziative necessarie per non tramutare il default di Atene in una tragedia umana per l’intera Eurozona. Il numero 1 del Fmi, dopo qualche anno,  afferma che sarebbe stato opportuno ristrutturare il debito privato prima del marzo 2012, il che non è stato possibile perché incombeva, in maniera minacciosa, il grosso pericolo di mettere ko tutta l’Europa. E’ anche vero che i contrari ossia i critici  non si sono risparmiati il faticoso impegno di illustrare i reali obiettivi dell’austerity: la morte civile ed economica di un popolo che paga, in prima persona, le nefandezze di una classe di governanti incompetenti e di dubbie qualità morali.

Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Politica · Società

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