IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

LA SALVEZZA DEL SUD EUROPA PASSA ATTRAVERSO MARIO DRAGHI

26 marzo 2015 · Nessun commento

I Piigs, i “paria” dei paesi del Nord Europa. La Bce generosa nei confronti delle banche e prudente nei riguardi delle famiglie e delle imprese. La politica europea non snobbi i riflessi della vittoria di Syriza.

Il presidente della Bce ha l’imperio di farlo, tanto è vero che, tra qualche giorno, farà cadere, vestendo i panni di Giove Pluvio, una pioggia a cascata di 60 miliardi di euro al mese per comprare titoli di stato e questa, ma, non per tutti, benefica alluvione di 1.100 miliardi di euro  durerà fino a settembre del 2016. La notizia, ovviamente, ha generato tanta euforia nei mercati finanziari, per cui lo spread è calato quasi per miracolo, l’euro ha raggiunto la parità col dollaro e ora si registra il rilancio delle esportazioni europee. Il Belpaese, come la cenerentola ancora in attesa del principe azzurro, non può giovarsi di tutto ciò a causa dell’assenza di politiche industriali, per il fatto di aver perso il 25% del proprio potenziale produttivo. E’ anche, purtroppo, vero che nulla garantisce che i flussi copiosi di euro finiscano nell’economia reale, perché i precedenti interventi della Bce dimostrano che le banche drenano denaro verso le casse pubbliche e gli intermediatori creditizi, riducendo al minimo i prestiti alle imprese e alle famiglie. Si pensa che i tassi di interesse bassissimi dovrebbero orientare  le persone verso i consumi e le imprese verso gli investimenti. Accade che la depressione e la devastazione del tessuto produttivo sconvolge la condizione e il senso comune delle persone e dei protagonisti economici, caduti in disgrazia. C’è in giro la pruriginosa tentazione di introdurre una tassa onnicomprensiva, che potrebbe aumentare, in maniera sproporzionata, la forbice, già parecchio aperta, delle diseguaglianze sociali. Il Q E ( acronimo di Quantitative Easing) non è cosa per tutti e ne sono fuori Cipro e la Grecia, quest’ultima per la circostanza di essere sotto la revisione del programma economico e per i suoi titoli, che non sono investimenti appetibili per gli investitori istituzionali. Mario Draghi, a Nicosia, ha ribadito che la Bce deve osservare le regole non essendo un’istituzione politica e, presumibilmente, gli si è allungato il naso di collodiana memoria, perché i mercati hanno reagito alla vicenda greca molto meglio della politica europea, messa alle strette dal pericolo del contagio non finanziario, ma, soprattutto, dalla vittoria di Syriza. Il presidente della Bce, Mario Draghi, se la prende con VaroufaKis, contestandogli la turbativa dei mercati e non riconoscendo al ministro delle finanze ellenico la circostanza di aver detto la verità ovvero che il debito greco è troppo elevato per non essere risolto con un accordo politico mentre Spagna e Portogallo, rivelatisi i nemici più agguerriti del suo paese nella trattativa, perché temono la vittoria delle loro sinistre nelle prossime elezioni. I Trattati, ai fini di evitare il finanziamento diretto o indiretto agli Stati, si servono del Fiscal Compact, che funziona come cassaforte delle politiche europee economiche. Attenti a non insistere con le governance, all’insegna del liberismo senza freni, perché i PIIGS (acronimo di Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna) non siano confinati in una valle di lacrime, ai fini di assecondare l’ossessione dell’accumulo di denaro, rappresentata con personaggi aventi le sembianze di animali come nei cartoni animati. Ultim’ora, negata alla Grecia la tranche di Marzo da parte di quelli del Nord Europa, che insistono con atteggiamenti ostativi alla costruzione politica prima ed economica poi degli Stati Uniti d’Europa. Il rischio da non sottovalutare è quello di un ritiro dell’euro sul Pireo e, forse, sull’Aventino, a cui potrebbero unirsi l’Irlanda, il Portogallo e la Spagna: tutti quelli del PIIGS.
Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Cultura · Politica

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