IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

LA GRECIA SALVERÀ L’EUROPA?

26 marzo 2015 · Nessun commento

Il Fondo monetario internazionale ammette i suoi errori. La Troika e’ titubante. Con la Grecia, per una soluzione che contempli la moneta unica e la politica fiscale comune.

A sostegno di ciò appaiono essere sia gli Usa sia l’Ue, che mostrano tiepidi segnali di ripresa, anche se il Pil appare ancora inferiore al periodo precedente la crisi. L’Ue, purtroppo, è stata oggetto di decisioni di politica economica, abbastanza stravaganti e, per di più, pessime, a cominciare dalla creazione dell’euro. Il progetto si proponeva il nobile scopo di unire l’Ue, che, alla fine, si è trovata divisa a causa di una parte dei paesi, quelli più deboli e di recente sviluppo con un’onerosa inflazione,con un deficit della bilancia dei pagamenti e di bilancio pubblico, con un’alta disoccupazione e una notevole quota di economia sommersa, indicati come Piigs e quelli del Nord Europa che godono di ottima salute economica e bacchettano i Piigs alla stregua dei docenti di epoca vittoriana. Tanto è vero che sono riusciti a rimanere a galla ossia nell’Euro a prezzo della disoccupazione, dell’abbattimento salariale, del crollo della domanda interna e dell’aumento del sommerso. Alle buone intenzioni iniziali sono venute, però, meno la moneta unica e la politica fiscale comune, sostituite dalla convinzione che il liberismo di mercato avrebbe indirizzato le economie su un percorso di un’adeguata crescita. In Grecia, ad esempio, le misure intese a ridurre il peso debitorio ha di fatto indebitato il paese più di quanto non fosse nel 2010, a causa dell’impatto dell’austerità fiscale sulla produzione. E’ auspicabile che venga presto il giorno, in cui la Troika ammetta il fallimento delle politiche di austerità e stimi che la riforma strutturale all’interno dei paesi membri non è utile e necessaria come quella da realizzare all’interno dell’Eurozona, a cui deve accompagnarsi l’eliminazione delle politiche di austerità ,che, per dovere di cronaca obiettiva, hanno ostacolato la crescita economica. Una politica fiscale comune e una condivisione dei debiti in luogo del Fiscal compact (patto di bilancio, con cui i paesi decidono misure draconiane e le approvano) accettato non da tutti gli stati membri ma con entusiasmo dal Belpaese, afflitto dalla sindrome di Stoccolma. Coloro che erano convinti che l’euro non sarebbe sopravvissuto, si sono sbagliati mentre i critici, permeati di moderato ottimismo, sono dell’opinione che l’Ue si riprenderà nel momento in cui sarà riformata la struttura dell’Eurozona e bloccata la devastante austerità. Agli elettori dei paesi in crisi non resta che mandare a casa, a ogni appuntamento elettorale, i governi a causa delle politiche economiche adottate, però accade che ogni esecutivo subentrante è, puntualmente, costretto ad applicare, in modo quasi coercitivo, i dettami di Bruxelles, Francoforte e Berlino. Ne discende che il problema  non è la Grecia bensì l’Europa che deve mutare lo stato dei fatti con una riforma strutturale dell’Eurozona e con il rigetto totale dell’austerità, perché l’Ue ritorni ad affrontare i problemi con la ragione, abbandonando posizioni, foriere di infelicita’ e di grandi disuguaglianze.
Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Politica

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