IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

INCALZANO I FRATELLI DELLA CONSORTERIA

26 marzo 2015 · Nessun commento

Miliardi per l’alta velocità e spiccioli per le tratte dei pendolari. Opere faraoniche ma inutili per rilanciare il Paese. Ricostruire con regole chiare opere strategiche.

La crisi incombe sullo Stivale e la gente comune, quasi sempre in un’attesa messianica, assecondata dagli italici furbacchioni, stigmatizza la burocrazia, rappresentata come un elefante, mentre in effetti, il pachiderma così rappresentato, si muove con molta agilità e con destrezza. A capo dell’ordine della consorteria c’è un personaggio molto potente, che incarna una figura del passato: quella del monarca, che non dispiace agli italiani ed è il centro del sistema delle Grandi Opere, che, tutto sommato, ai cittadini servono poco. Il che gli consente di ottenere dai vari governi succedutisi la possibilità di cancellare regole e controlli e, per di più, di demonizzare la pubblica amministrazione e di porla sulla pira in fiamme alla stregua delle streghe, che popolavano, secondo l’immaginario popolare, il mondo medievale.  Risparmiato da Tangentopoli, è così abile e influente da meritare di essere nominato consulente, dopo il collocamento in pensione. Affermare che il fallimento della legge Obiettivo sia ascrivibile alla burocrazia è un falso storico e una tesi afflittiva per la decorosa, anche se non tutta, classe dirigente del Paese. In questo modo, lo Stato scompare e viene sostituito da consorzi, cartelli di imprese, società di consulenza e progettazione, che sono agevolati dalla normativa, fatta su misura. Il problema non è quello di diminuire regole e controlli, bensì di ricostruire l’autorevolezza della pubblica amministrazione, ripristinando, soprattutto, la legalità. Tale malaffare è portato alla luce da una procura italiana, le cui indagini evidenziano, tra l’altro, ministri che ignorano i risvolti delle grandi opere perché si smarriscono nei dedali dell’amministrazione, perché decidono cose, ordinate loro da poteri che non controllano. Costoro si giustificano per il fatto che Renzi impone il suo decisionismo e, addirittura, auspica di tramutare il presidente del consiglio in sindaco e l’esecutivo in una giunta, dopodiché, forse, entreremmo in un tunnel ove potremmo perdere di vista la vera politica. Matteo Renzi palesa la sua fragilità di statista quando narra alla platea che vorrebbe un capo estero nella sua squadra, che si distingue nel suo paese per autoritarismo. Il premier Renzi è un fulmine di guerra quando deve dare esecuzione a provvedimenti come la precarizzazione del lavoro, e, poi, osserva qualche pausa di troppo nell’apprestare strategie per contrastare l’evasione fiscale e la corruzione dilagante. Non è un mistero per nessuno che Renzi, in virtù della riforma costituzionale, del taglio dell’Irap per le imprese, della cancellazione dell’art. 18 e dei tagli alla spesa pubblica, abbia qualche simpatia per la destra e che il vaticinato partito della nazione sia una sorta di rogito notarile, in cui, tra tante  altre cose, siano presenti interessi anche di potentati privati. L’Italia,attualmente, è un paese devastato dalla corruzione e da un sistema di malaffare molto pericoloso per un popolo, messo in ginocchio da una crisi dettata da oscuri centri finanziari, carenti di ogni potere giurisdizionale.
Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Politica · Società

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