IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

I DUE MONDI DI FRANCO ARMINIO, IRPINO DOC

26 marzo 2015 · Nessun commento

Poeta, scrittore e regista. Si autodefinisce “paesologo”. Mondo fatto di “animali umani”, in cui il poeta trasferisce parte della sua “zoologia interiore”.

Quello dei paesi dell’anima, che non sono mai esistiti ma raccontati se non immaginati dallo scrittore, che per avvicinarsi alla realtà antropologica, li popola di animali; l’altro, quello dei paesi agricoli, rurali, incastonati nell’Irpinia orientale, raggiungibili con strade polverose, solcati da calanchi e, dappresso, colline, ove vive un mondo animale e dove  è presente un rapporto forte tra le bestie e l’uomo. E non è un caso che nella sua pubblicazione “Il topo sognatore e altri animali di paese”, sono quest’ultimi a partecipare anche alla vita sociale, tanto da essere alla fine un prolungamento umano con il quale convivono, anzi, per Arminio, sono vere e proprie “bestie parlanti”, a volte vanitose, e, nel contempo, custodi e testimoni di un’esistenza, avvolta nel segreto. Gli animali, quelli de “Il topo sognatore e altri animali di paese” vagano, come Franco Arminio, in questi paesi abbandonati e, talvolta, terremotati;  nelle zone impervie abitate dalle  capre, ove si incrociano gli asini sovraccarichi di Luigino, aduso alle fatiche e temprato dalle ostili condizioni di vita; ove si dialoga con il padrone di una sperduta locanda; ove si accarezza il cane di Michele, un uomo con la passione per il gioco; ove si ascolta il canto di un canarino del vedovo, trovato morto in casa, a cui il volatile che non è un cane, non ha potuto essere di aiuto abbaiando e dando l’allarme, e, persino, il vecchio elefante che giunge nei paesi da lontano con un piccolo circo per la gioia dei bimbi. Arminio, il poeta che inventa questo mondo, fatto di “animali umani”, trasferisce in loro una parte della sua “zoologia interiore” ovvero la malinconia invece che la rabbia, poi, il dolore e la depressione, la morte che sottintende sempre la vita di chi vive in uno stato di natura e a volte in quello di cattività, sempre alla ricerca di cibo, di una via di scampo, di una tana e di una folle corsa verso la salvezza. Tant’è che Franco Arminio finisce per essere un animale con l’incubo del mondo intero e che vive non vivendo, che ama non amando e che dorme non dormendo. Franco Arminio, come scrittore, si pone il quesito: “Se Dio ha creato il mondo e ha dato a ciascuno un compito perché il mare faccia il mare, il cane faccia il cane e l’uomo faccia l’uomo, però nessuno sa cosa debba fare il poeta nel mondo. Forse lo ignora anche lo stesso scrittore ed è per questo che continua a scrivere con l’incrollabile speranza  di scoprirlo.

Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Cultura

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