IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

GIOTTO E L’ALLUVIONE DI FIRENZE DEL 1333

26 marzo 2015 · Nessun commento

Giotto, a Firenze, commissario per l’emergenza. Il Belpaese medioevale alle prese col fenomeno dell’urbanizzazione del fai da te?  Nel 1333 e dintorni forse non sono mancati i soliti ignoti.

La società europea, a partire dal XIII secolo, avvia, nelle città, programmi di edilizia pubblica, che, nell’Italia centro-settentrionale, assume una particolare rilevanza, in concomitanza con il fiorire non solo dei Comuni ma del profilo urbanistico architettonico, che abbellisce i palazzi pubblici, che esaltano il ruolo e il primato del Comune. In quei tempi, l’edificio pubblico è concepito, come un manufatto edilizio che deve essere superiore per bellezza e proporzioni a tutte le altre costruzioni. E’ strano ma vero che anche, nell’epoca medioevale, si può affermare, senza tema di smentite, che i centri urbani si allargano, a dismisura e in maniera piuttosto casuale, per assecondare l’aumento della popolazione, che, ieri come oggi, si è “follemente”inurbata. E’ indubbio che sarebbe stato fantascientifico parlare, già d’allora di piani urbanistici, ciò, però, non giustificherebbe  l’eventuale scarsa attenzione verso le convenienti e opportune modalità della crescita di una città, che ospita , nel XIII secolo, centri di produzione importanti. Tanto è vero che, tra il 1280 e il 1300, Firenze conta una popolazione di circa centomila unità, per cui tale rapido incremento anagrafico esige una nuova sistemazione urbana secondo criteri razionali. Gli interventi principali si concentrano nella zona settentrionale della città con la realizzazione di una serie di direttrici parallele; altri interventi riguardano il miglioramento della viabilità lungo e attraverso l’Arno e, infine, l’ampliamento e la pavimentazione di alcune piazze e la progettazione dei lavori è affidata all’architetto Arnolfo di Cambio, allievo del celebre scultore pugliese Nicolò Pisano. Purtroppo, nel 1333, non a causa dell’intervento della magistratura dell’epoca, questo dinamismo accusa una grossa battuta d’arresto per un’alluvione, paragonabile, per la gravità a quella del 1966, danneggiando seriamente la città, dai ponti alla cinta muraria con un costo umano di almeno trecento vittime. Il disastro del 1333 e i suoi collegamenti tra eventi catastrofici e conseguenze socio-culturali, forse fornisce una chiave di lettura del ritorno a Firenze di Giotto, dopo il suo periodo napoletano, come restauratore. All’indomani dell’alluvione, Giotto riceve l’incarico di guidare con il titolo di “maestro” i lavori di restauro della città, opera alla quale si dedica, lasciando la sua bottega agli aiutanti e da ciò  partono alcune considerazioni, che promuovono importanti dibattiti sulla concezione del lavoro artistico o artigiano della cultura europea, italiana e fiorentina.

Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Cultura

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