IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

L’EXPO PER NUTRIRE IL PIANETA

25 febbraio 2015 · Nessun commento

L’agricoltura e il cibo in primo piano. I successi dell’agricoltura, ascrivibili all’uso massiccio dei concimi chimici. Una nuova agricoltura che parta anche dalle aree dismesse e dalle periferie.
A Milano, l’annunciata esposizione si è fatta notare per gli episodi di corruzione ma il suo vero fine è quello di discutere del cibo e dell’agricoltura in crisi e del suolo perché non c’è agricoltura senza terra. Bisogna riflettere sulla circostanza che l’economia agricola stima il suolo come un contenitore agricolo da riempire a proprio piacimento: un bene non facilmente rigenerabile e distribuito in modo diseguale. Il che è ben risaputo tra i contadini del pianeta per il motivo che non riescono a sfamare i loro figli e vedono il suolo, oggetto di sottrazione da parte di coloro che si dedicano alle attività minerarie o alle attività edilizie con le connesse colate di cemento. Più di un pensierino dovrebbe farsi su quanto accade, in Italia, allorquando le alluvioni sconvolgono le città e i territori, devastandoli e, in tale circostanza, si rammenta che le piante ci difendono dall’erosione e che i campi verdi fungono da spugne  per assorbire la violenza delle acque piovane. E’ accaduto, purtroppo, che i successi dell’agricoltura industriale hanno generato l’illusione dell’onnipotenza tecnologica, a cui hanno dato un forte aiuto le alte rese, che si sono realizzate nelle agricolture occidentali, a partire dagli anni ‘50 del Novecento. Se è vero che i successi dell’agricoltura industriale, l’abbondanza di cibo e i prezzi contenuti delle nostre società opulente sono solo, in parte, dovuti all’innovazione tecnologica, è anche vero, però, che i raccolti più abbondanti si ottengono se si utilizzano, in maniera abbondante, i concimi chimici, i pesticidi, i diserbanti che le aziende americane producono con ritmi crescenti. E’ rimasto, sotto traccia, il miracolo, attribuibile al crescente uso della concimazione chimica, per cui ne consegue che, tra il 1950 e il 1985, la produzione mondiale del grano aumenta in maniera enorme. Ne discende che l’incremento di produzione e l’innovazione tecnologica di tutto il settore sono fondati su un consumo grande di energia e sulla dissipazione di risorse non rigenerabili del suolo e del sottosuolo. La storia dell’economia contemporanea è fondata su una successione di nascondimenti: l’agricoltura che cela lo sfruttamento dell’energia fossile alla base dei suoi successi produttivi; l’industria che nasconde le immense quantità di materia e le risorse trasformate in merci; infine, la finanza, dal canto suo, pone in ombra l’economia reale, esaltando la crescita dei suoi rendimenti virtuali. L’ intera economia fa finta di non capire che il punto di partenza di tutto è il suolo. Occorre incrementare una sorta di nuova agricoltura, già all’opera, non solo in campagna ma anche in città: l’impiantare e il coltivare orti e alberi nelle aree dismesse, nelle periferie, sui terrazzi, nei giardini e, nel contempo,  necessita restituire alla terra i residui della nostra cucina, gli scarti organici della vita cittadina, ridando fertilità senza ricorrere alla chimica. L’economia circolare consiste  nell’aumento della fertilità, della ricchezza, del risparmio energetico e della diminuzione della dissipazione, che finiscono per divenire un tutt’uno.
Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Attualità

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