IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

l POPULISMO DI MATTEO RENZI

25 febbraio 2015 · Nessun commento

La Balena bianca abbandona sui lidi italici prima Berlusconi “il vecchio”,  poi Renzi “il giovane”. L’Italia “scalabile” storicamente solo con qualche scaramuccia. Il partito della nazione, il prossimo traguardo di Renzi?
Fa propri, facendoli passare per proposte autonome, i punti dei memorandum europei, eccezion fatta per la Grecia che ha preso per le corna, solo in senso metaforico, i commissari europei, inducendoli a trattare, dopo la vittoria plebiscitaria di Tsipras, con un memorandum, scritto dal ministro delle finanze ellenico e non dalla Troika. E’ tragico ma vero che il governo italiano gestisce il declino del Belpaese con la classica cura da cavallo, dettata dall’Ue senza memorandum, e che giunge a indicare la Spagna con i conti a posto mentre la sua disoccupazione è oltre il 25%; poi, il Portogallo sta un po’ meglio grazie al 14% dei disoccupati ma non può rallegrarsi per il 50% di pressione fiscale; infine, l’Irlanda soffre per il debito delle famiglie ormai sopra il 200% del loro reddito. La cura da cavallo, che finisce per stenderlo e a cui segue il rammarico del “si era abituato al digiuno”, consiste nella rarefazione dei redditi  e dei diritti del lavoro; nel tassare, senza pietà, le fasce più deboli; nel limitare la democrazia e l’autonomia degli organi rappresentativi, denunciandone, in guisa arrogante, l’inefficienza e, in conclusione, nel portare attacchi alle rappresentanze sociali e ai corpi intermedi. Tutto ciò è amalgamato con una verbosità tuonante, con il presunto rumore dei pugni sul tavolo, con la rabbiosa lotta alla casta e alla rottamazione indiscriminata, con l’esaltazione della velocità e con la rampogna ai cosiddetti “frenatori”. E’ il populismo di governo, peggiore di tanti altri, perché mette insieme quello proveniente dal basso con quello istituzionale. Non è poi tanto difficile scorgere nei discorsi renziani immagini apocalittiche grilline, le denunce  dei parassiti, la demonizzazione dei partiti politici, inserendo “sua sponte” tra questi, il suo Pd, mutuando dai 5 Stelle, “l’arrendetevi”, rivolgendolo ai “vecchi compagni”, si fa per dire, divenuti ora nemici. Si assiste, in questo caso, a una sorta di rivoluzione conservatrice che di riformismo non ha nulla. Matteo Renzi è, tutto sommato, l’autore, forse, di una forma politica in grado di consentire al programma antipopolare di imporsi, senza scossoni, in Italia: un paese, purtroppo, affondato nella crisi economica e in quella politica. Il che è avvenuto, per opera dell’attuale capo dell’esecutivo, con un’azione spericolata, confidando, presumibilmente, in un traballante sistema istituzionale, aggravato da una condizione socio-economica molto prossima al collasso. E’ certo che Matteo Renzi è stato, forse, il primo a comprendere che l’Italia e’ un paese conquistabile senza spargimenti di sangue. Per vincere la paura del buio ci stanno pensando la Grecia di Tsipras e la Spagna di Podemos, ma gli altri Paesi del Sud Europa non possono però restare a guardare.
Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Attualità · Cultura · Politica · Società

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