IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

IN LIBIA, TANTA DIPLOMAZIA E POLITICA

25 febbraio 2015 · Nessun commento

L’intervento militare in Libia “non s’ha da fare”. Avvio di incontri con le diversità africane per stringere alleanze. Giù la maschera colonialista.
Sarebbe illogico e fuori dal comune buon senso, pensare a un intervento armato in terra libica, perché darebbe la stura e il pretesto a una guerra ovviamente sanguinosa e, in conseguenza, darebbe vitamine e ricostituenti al terrorismo, generando solo instabilità e morte. Un conflitto gestito da occidentali, in Libia, costituirebbe, per l’Isis e gli altri gruppi affiliati, la valida giustificazione per rinnovare, dopo più di qualche secolo, la guerra santa contro i nuovi crociati. Ieri come oggi regna sovrana la confusione, perché gli uni sono contro gli altri, cambiando, però spesso, avversari e padrone e, in tale contesto, la democrazia è solo un opzional. Sul terreno, naturalmente, rimarrebbero le vittime di una guerra assurda, che, per essere bloccata, avrebbe, soprattutto, bisogno di un laborioso negoziato per la costruzione di un accordo tra le varie fazioni e non di esibizioni muscolari con la pioggia di proiettili a gogo’. In Libia è superfluo ribadire che c’è una guerra di tutti contro tutti, ai quali si aggiungerebbero gli occidentali, come avvenne, nel 2011, in cui prevalse il maldestro intervento militare e ripeterlo sarebbe illogico e scriteriato, perché è dimostrato che l’unica strada percorribile è quella della soluzione politica. La vox populi è dell’avviso che necessita fermare il terrorismo internazionale e da anni questo triste fenomeno viene affrontato con metodi militari ossia con la guerra, con l’occupazione degli Stati canaglia e interventi armati. Però resta il fatto che il terrorismo non è stato debellato ma sono, purtroppo, aumentati i focolai del terrore e della violenza, per cui ciò consiglia, in conseguenza, di abbandonare la strada guerrafondaia risultata fallimentare. Pensare di fermare il terrore con la guerra, targata occidente e tramite un intervento manu militari, significa causare spargimenti di sangue, fors’anche per proteggere l’Eni e bloccare l’arrivo di nuovi profughi, che rischiano la morte per annegamento, e vien da considerare che, forse, è solo un aberrante esercizio di cinismo politico.  Due componenti dell’attuale esecutivo, rinverdendo, inavvertitamente, fasti e nefasti di un incerto approccio colonialista, hanno, incautamente, rispolverato vecchie velleità espansionistiche in terra africana. In merito, però Romano Prodi, qualche tempo fa, ha suggerito che l’uso delle armi, in Libia, da parte italiana, potrebbe scatenare una situazione bellica, difficilmente gestibile, perché, secondo lui, la soluzione opportuna e conveniente è quella del negoziato politico. Non sarebbe saggio, a detta dell’ex presidente, molto stimato negli ambienti politici internazionali, avventurarsi in una guerra con esiti, senza dubbio, non incerti ma, soprattutto, fallimentari.
Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Attualità · Cultura · Politica · Società

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