IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

ALEXIS TSIPRAS RESISTERÀ AI FALCHI DEL NORD EUROPA?

25 febbraio 2015 · Nessun commento

Tsipras e la Ue, chi la spunterà tra i due? Un processo politico nuovo  per sconfiggere l’austerità. L’Ue rischia un conflitto economico e il sogno europeo.
E’ una voce perfida che corre, come il venticello calunnioso rossiniano, all’interno del partito greco Syriza, ma viene subito la voglia di dire che gli ellenici sono stati i primi a contrapporsi alle istituzioni europee, che hanno accusato più di qualche cedimento al proprio interno. Se si vuol essere anche obiettivi non bisogna negligere il fatto che le elezioni, in Grecia, sono capitate in un momento di crisi drammatiche, il cui elenco è il seguente: le guerre cruenti che mettono a ferro e fuoco i confini dell’Ue; le stragi di migranti, che non sono altro che la dimostrazione della scomposizione del territorio europeo; l’avanzata, stimolata dal disagio economico, delle destre sia vecchie sia nuove, con tendenze più o meno razziste. Non va dimenticato che le elezioni greche e la crescita, in Spagna, di Podemos hanno dato la stura, a livello europeo, a ripensare le politiche di libertà e di uguaglianza. Comunque, la Grecia ha aperto le danze per respingere i limiti imposti dal capitalismo, che rende potenti i poteri europei e, di conseguenza, origina lo scontro con l’arroganza del capitale, per cui gli esecutivi europei incontrano forti resistenze per rivendicare la sovranità nazionale, ritenendo più strategico la nuova politica della libertà e dell’uguaglianza. Non è un caso che Tsipras abbia, durante la campagna elettorale, dichiarato che non sarebbe stata bastevole un’affermazione elettorale bensì necessaria l’apertura di un nuovo processo politico e di un’alleanza di forze europee. Il nuovo processo politico per ottenere successi deve essere il combinato disposto delle battaglie sociali da parte delle forze politiche, dell’azione dei governi e della realizzazione dei nuovi contropoteri, in cui sia presente anche l’attività dei cittadini dell’Ue. Tutto ciò per conquistare spazi, atti a riprodurre il lavoro, la cooperazione sociale senza che siano abbrutiti dall’austerità  e dalla crisi. Tsipras non può ora abbandonare le danze, perché è indubbio che la Grecia, la Spagna, il Portogallo e l’Italia non sarebbero salvati dai salotti buoni della finanza, frequentati dall’impettito premier, Matteo Renzi, per il motivo che i pesantissimi tagli alla spesa sociale, il crollo dell’occupazione e l’aumento delle imposte sono i segni inequivocabili delle cosiddette ristrutturazioni, che lacerano prima e distruggono dopo il tessuto sociale. Ciò accade per sostenere l’economia privata, eliminando, purtroppo, le spese legate al contratto sociale, perno centrale delle democrazie liberali. Poi il rimborso del debito e l’austerità sono meccanismi, che tutelano
le grandi imprese, i proprietari dei grandi capitali, la finanza, le multinazionali, scaricando i costi sul 20-30% più povero della società ma non fanno, purtroppo, crescere la produzione e l’occupazione. Nel Sud Europa è crollata, negli ultimi anni, la produzione, smentendo la vulgata, secondo cui l’austerità favorirebbe la crescita: una battutaccia da cabaret.
Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Attualità · Cultura · Politica · Società

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