IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

A RISCHIO, LA LIBERTÀ DI STAMPA

25 febbraio 2015 · Nessun commento

Meno 200 testate e meno 3 mila addetti. La nuova legge sulla diffamazione, un bavaglio per i giornalisti. I tagli all’editoria soffocano la libertà di espressione e di informazione.
Nella classifica mondiale della libertà di stampa, l’Italia occupa la 73 esima posizione, preceduta dalla Moldavia e seguita dal Nicaragua. La classifica delle intimidazioni, regione per regione, vede, al primo posto, il Lazio, a cui si accodano, nel seguente ordine, la Campania, la Sicilia, la Lombardia, la Basilicata, la Puglia e tutte le altre. ad eccezione della Valle d’Aosta, ove non sono state registrate denunce. Il nuovo testo di legge sulla diffamazione all’esame del parlamento appare aver imboccato la via per l’aumento delle querele e delle azioni temerarie di risarcimento nei confronti dei giornali e dei giornalisti con evidenti finalità intimidatorie. Tra le misure che destano più di qualche preoccupazione, c’è quella delle sanzioni pecuniarie, tese a rendere operative nuove modalità di bavaglio e con il chiaro intento di rendere sempre più difficile l’esercizio del diritto di cronaca, in un momento in cui i giornalisti precari e i freelance rappresentano ormai il 60% della categoria e non possono fruire delle garanzie, di cui godono i colleghi dipendenti. E’ necessario sottolineare che, con la nuova legge sulla diffamazione, la loro libertà di espressione sarà soffocata ancor di più, perché chi guadagna, 4 euro al pezzo, con il nuovo contratto nazionale “compra”, ineluttabilmente, il suo silenzio. Il 2014 ha imperversato, a guisa di incubo, sulla stampa italiana, decretando la chiusura di 30 testate giornalistiche storiche e la perdita di 800 posti di lavoro tra giornalisti, grafici e poligrafici. Non gli è da meno il 2015, che ha tutte le carte in regola per essere peggiore se il governo Renzi non ripristina nel Milleproroghe circa 90 milioni di euro, per cui l’esecutivo sarà costretto sostenere i costi di un’emergenza occupazionale ed economica, bruciando, poiché trattasi di carta, 300 milioni di copie distribuite ogni anno e 500 mila pagine di informazioni. Ne discende la scomparsa di un indotto che, ogni anno, produce fatturato e lavoro per tipografie, trasportatori, distributori ed edicole e ne consegue che il governo dovrà finanziare i costi degli ammortizzatori sociali, pari a una cifra almeno doppia di quella che stima di risparmiare. Se tutto ciò avviene è ascrivibile agli abusi, verificatisi in passato e denunciati, consistiti nel fatto che soggetti, non aventi diritto, hanno ricevuto indebiti contributi e che ora forze politiche tendono a farli scomparire,ostacolando, pervicacemente, lo Stato proteso a promuovere la libertà di espressione e di informazione. L’informazione italiana, purtroppo, rischia di divenire una prerogativa dei pochi e grandi gruppi editoriali, monopolisti anche di realtà regionali, ove però sono presenti fogli locali, giornali-web e cronisti impegnati a narrare e a confrontarsi in maniera indipendente. Un F35 in meno consentirebbe di rianimare l’editoria, sentinella della democrazia del Belpaese.
Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Attualità · Cultura · Politica · Società

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