IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

SERGIO MATTARELLA, DODICESIMO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

6 febbraio 2015 · Nessun commento

Politico di lungo corso. Moroteo doc. Membro della Corte Costituzionale.

La sua elezione, a Capo dello Stato, e’ stata accolta con un lungo applauso dai suoi elettori e ritenuta la migliore negli ambienti della politica per il motivo, parecchio importante, che non è stato mai prono nei confronti di Berlusconi e pare, per di più, che non sia molto entusiasta sia del renzismo sia del patto segreto, stretto dal capo del Governo con l’ex Cavaliere, non distintosi nella vita pubblica italiana negli ultimi vent’anni come presidente del Consiglio. C’e’ da augurarsi che il neo-eletto Capo dello Stato sia fortemente deciso a tutelare la democrazia del nostro Paese, talune volte oggetto di strali reazionari. E’ pur vero e inquietante, che, dopo circa un ventennio da Tangentopoli, gli italiani si ritrovano governati da politici democristiani-doc. Non è da trascurare il fatto, tra l’altro, molto importante, che  Sergio Mattarella è un vero galantuomo, estraneo alla politica di basso profilo e con esperienze dolorose, vissute in occasione dell’assassinio, a opera della mafia, del fratello, Piersanti, all’epoca presidente della regione siciliana. Non passa inosservata la circostanza che il Belpaese è votato a morire democristiano e, forse, più di qualche domanda dovremmo pure farcela. Matteo Renzi sceglie Sergio Mattarella,- dopo aver chiamato all’ordine l’alleato Ncd e posto in stand-by il patto del Nazareno, stipulato con  Berlusconi, creandogli, in conseguenza, lotte intestine tra i suoi adepti-, perché lo considera di basso profilo politico, per cui non si opporrebbe allo smantellamento della Costituzione. Può darsi che questi possano essere gli intendimenti del presidente dell’attuale esecutivo, però si spera che risultino solo illazioni di una parte politica avversa e messa in disparte.  E’ auspicabile,quindi, che Sergio Mattarella risponda alle aspettative di tantissimi cittadini, perché scorgono in lui un severo guardiano della Costituzione. Sussiste anche la probabilità di vedere tutto nero, mentre i processi legislativi sarebbero stati, artatamente, condotti in dirittura finale, ai fini di bloccarli perché zeppi di vizi di incostituzionalità e pronti a mutare in peggio il sistema parlamentare. Regna un po’ di confusione in presenza di un’abilità e di un cinismo, esibiti da Matteo Renzi nel condurre la partita  per “assicurarsi” il Quirinale e per aver scelto un nome decisivo per il Colle e, soprattutto, perché appare vincitore su tutti i fronti. Nessuno, passata la gioia, dovrebbe dimenticare la mortificazione del dissenso,  perpetrato, purtroppo, con leggi reazionarie
Emanuele  Porcelluzzi

Categorie: Attualità

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