IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

MENO BANCHE POPOLARI E PIÙ MERCATO?

6 febbraio 2015 · Nessun commento

Dieci Banche popolari sono ora Spa. Esultano i mercati finanziari e la Borsa di Milano. L”art.77 della Costituzione subisce un attacco immotivato.

Sembra che il governo Renzi l’ha spuntata solo su dieci dell’esistenti Banche popolari, prevedendo, per le medesime, l’abolizione del voto capitario ovvero della norma che permette a ogni socio di disporre di un solo voto, indipendentemente dal numero di azionj possedute. Le Banche popolari sono rovesciate come calzini, dal momento che il consiglio dei Ministri decide la cancellazione del limite dell’1% per la partecipazione dei singoli soci e l’abrogazione del numero minimo degli stessi. La norma, comunque, e’ parte di un disegno di legge sulla concorrenza e infilata, in fretta e furia, questa volta da nessuna furtiva manina, in un decreto legge. Non sono noti i motivi di urgenza che hanno accompagnato tale scelta legislativa, stante la circostanza che alle banche erano stati accordati 18 mesi di tempo per cambiare look ed è, contestualmente, triste osservare che l’art. 77 della Costituzione subisca attacchi, forse premonitori di una sua quiescenza a causa di una presunta  rottamazione dell’architettura costituzionale. L’abolizione del voto capitario è necessario per trasformarle in società per azioni, il cui fine non è tanto quello di favorire il credito bensì quello di far contenti gli azionisti. E’superfluo aggiungere che i mercati finanziari internazionali e la Borsa di Milano gioiscono, perché subito c’è stato un vivace movimento di acquisto di titoli delle Banche popolari. Renzi ha tenuto a precisare che langue il credito, pur in presenza di molte banche, non tenendo,in debito conto, il clima di sfiducia che attraversa l’economia italiana, prigioniera di una recessione senza vie di fuga. Si è assaliti dallo stupore osservando che le Banche popolari siano state disponibili a divenire società per azioni, stante la riconoscibilità, pur tra mille difficoltà, dell’inveterata sensibilità di questi istituti bancari alle esigenze produttive del territorio e ai bisogni delle famiglie. Poi il sistema delle banche popolari italiane non ha brillato per la sua perfezione e non sono mancati scandali, perché sarebbe stato necessario un efficace controllo sulla trasparenza della loro missione, tesa a favorire la ripresa economica dei territori, in cui operano. L’azione di Renzi procede spedita e, forse, non si accorge che la politica governativa va in senso opposto a quello necessario per rilanciare il credito finalizzato a uno sviluppo innovativo del territorio. E’ presumibile che Matteo Renzi si prefigga lo scopo di far arrivare, in Italia, le banche estere, che rilevino, a buon mercato, le Popolari, già trasformate in società per azionj.
Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Attualità · Cultura · Società

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