IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

MAOMETTO, UN UOMO VENERATO E SANTO

6 febbraio 2015 · Nessun commento

Nell’Islam non si bestemmia. Il Corano non colpisce con misure punitive l’abbandono della religione. La sanzione è decisa solo da Dio nell’Aldila’.

I musulmani, in virtù di un passo coranico, credono che Maometto sia stato un analfabeta e tale affermazione avvalorerebbe la sua missione profetica e giustificherebbe il fatto che un uomo, che non sa leggere e scrivere, abbia potuto recitare un libro, perfetto come il Corano se non per miracolo di Dio. Il motivo, per cui i musulmani si sentano feriti e offesi da vignette satiriche che dileggiano il loro Profeta, è collegato alla circostanza che un musulmano giammai si permetterebbe di schernire Gesù Cristo, perché, tra l’altro, lo ritiene un grandissimo Profeta. E’ noto che l’Islam come l’Ebraismo proibisce di fare rappresentazioni di Dio e disegnarlo come è avvenuto per Gesù, il che equivale, per un ebreo o musulmano, a un’empietà blasfema. Maometto non può essere raffigurato, il che non sta a significare che nell’Islam non ci sia stata una tradizione iconica che ha voluto rappresentare il Profeta. I persiani prima e i turchi dopo sono stati i primi a rendere visibile nello loro miniature solo il corpo di Maometto e non la testa e il collo, sostituiti da una fiamma. Ora, in alcuni paesi musulmani, circolano piccole immagini che raffigurano il volto di un Maometto giovane e sorridente. Resta il fatto che nessuna raffigurazione è ammessa nelle moschee, le cui pareti possono presentare solo i grafemi artistici della calligrafia araba. L’irrisione del Profeta è un’azione blasfema che offende la coscienza del credente, ma ciò non giustifica ne’ il terrorismo ne’ l’omicidio anche se può costituire un motivo di grande ira per un estremista convinto, a ragione o a torto, di essere colonizzato e sfruttato dall’Occidente, propenso a ghettizzare, come nelle banlieu francesi ma anche altrove, cittadini credenti di Maometto, irretiti, però, da organizzazioni che predicano l’odio. Comunque appare difficile trovare giustificazioni per la punizione della blasfemia nei testi sacri, perché è necessario ricordare che la bestemmia non appartiene all’Islam e, quindi, non costituisce un problema. Il Corano, comunque, secondo il teologo medievale al-Ghazali, non si occuperebbe di denunciare e sanzionare la blasfemia ma, piuttosto, di denunciare l’apostasia e, in questo caso, non prevederebbe alcuna punizione fisica, perché sarà Dio nell’aldilà, in occasione del giudizio, a sanzionare l’apostata con il castigo che riterrà opportuno infliggere. Nel Medioevo è stato deciso che l’apostasia sia soggetta alla pena di morte, ma non sono presenti, nel Corano, elementi che giustifichino tale estrema condanna, il che  varrebbe anche per la blasfemia. In conclusione, la soppressione fisica dell’autore blasfemo di una vignetta satirica non troverebbe legittimazioni dottrinali nel Corano.
Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Attualità · Cultura · Politica · Società

% commenti sino ad ora ↓

  • Non vi sono commenti sino a questo momento...Dai il via compilando il modulo sottostante.

Devi essere autenticato per inviare un commento.

Bad Behavior has blocked 167 access attempts in the last 7 days.

Usiamo i cookie per assicurarti la migliore esperienza di navigazione nel nostro sito web.
Ok