IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

I GHETTI SOFFOCANO L’UNIVERSALISMO DEI VALORI

20 gennaio 2015 · Nessun commento

A Parigi, la riscoperta di un comune sentire. L’insieme dei valori europei è un’impresa difficile da affrontare e vincere. La cultura dell’altro e’ preziosa anche per l’altro.

 

Forse è caduto il mito della civiltà francese, facendo riemergere l’interrogativo sulla causa di cotanto odio verso l’Occidente e del modello di democrazia, sbandierato nel mondo. Non vi è dubbio che trattasi di esaltati per una ideologia, ma, purtroppo, autori di un truce assassinio, che, però, sono il nefasto frutto di una crisi, destabilizzante di una buona parte del pianeta e con prolassi sinistri nelle città, in particolare modo, in quelle europee. L’universale sistema di valori degli occidentali presumono, come fatto coinvolgente, tutta l’umanità, il che va rivisto alla luce di quei valori rivoluzionari francesi, perché è facile che si siano invecchiati a causa di un logorio storico. Su ciò è quasi certo che abbiano influito il colonialismo, la guerra, le diseguaglianze e le esclusioni. L’universalismo è stato l’obiettivo delle rivoluzioni borghesi e proletarie dei secoli scorsi, avendo in animo la fallace pretesa di codificare per tutti la cultura, l’etica, la visione del mondo e i comportamenti sociali dei vincitori. Poi l’Occidente capitalista democratico, tutto sommato, non può essere abbandonato tra le cianfrusaglie ma che, tra l’altro, non può arrogarsi di essere il solo modello di civiltà, perché, alla fin fine, risulta essere l’espressione di una minoranza dell’umanità. Il colonialismo, presuntuoso per il suo tipico dna, ha preteso di imporre, con la forza, la cultura della metropoli, non avvedendosi che la globalizzazione consente plurali incontri con la diversità. I migliori sindaci del Belpaese hanno ritenuto di consentire l’edificazione di moschee e centri culturali, trascurando il doveroso impegno di far  conoscere agli autoctoni qualche nozione della cultura di chi è venuto ad abitare sul medesimo pianerottolo. E’ evidente che se non si vuole rinunciare a costruire un comune sistema di valori, serbando però la diversità, occorre non ricorrere ai ghetti: una protezione non del tutto efficace perché frutto della paura. La molla omicida e irrazionale che ha armato gli autori dell’eccidio parigino potrebbe risiedere nella competitività brutale, eletta al rango di regola necessaria e inserita nel Trattato dell’Ue, nel cui nome è sacrificata ogni forma di solidarietà, dando alla luce una mostruosa diseguaglianza. E’ tempo di pensare che le culture sono sempre più transnazionali e il loro rapporto col territorio è sempre più legato alla temporalità, per cui il Noi è il Loro sono rimessi in discussione. L’universalismo, tra l’altro, non è cosa di poco conto e di facile attuazione, perché incontra grosse difficoltà da parte dei governi, che, da un canto, magnificano le virtù della globalizzazione e della diversità e, dall’altro, blindano le frontiere dei loro paesi e rafforzano  le misure di vigilanza per impedire l’ingresso ai migranti, di cui ne hanno fatto richiesta per salvare le produzioni agricole e quelle industriali delle filiere nocive, oggetto di repulsione da parte degli autoctoni. La sicurezza contro il terrorismo ci sta tutta ma la politica non può stare a guardare, ma deve operare attivamente sul piano delle relazioni internazionali.

Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Attualità · Politica · Società

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