IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

MATTEO RENZI E LA RIVOLUZIONE COPERNICANA

2 gennaio 2015 · Nessun commento

Il Jobs Act stravolge i diritti dei lavoratori. Licenziare è un gioco da ragazzi. I posti di lavoro, opera di abili prestigiatori?

Il premier chiama in causa la teoria rivoluzionaria di Niccolo’ Copernico per esaltare il Jobs Act, promotore del fatto di permettere al datore di lavoro di togliersi dai piedi il lavoratore con l’osservare, però, l’onere di inventarsi un motivo, inesistente ed economico di natura produttiva ai fini di licenziarlo in tronco e. quindi, senza problemi. Ciò crea per il prestatore d’opera una condizione molto difficile sul piano esistenziale, per cui va a ingrossare la massa dei disoccupati, forse, senza speranza. A questo punto, è doveroso affermare che Renzi e Poletti, assieme ad altri, hanno l’obbligo morale di indicare ove dimora il “sociale” moderno e utile e la metodologia giuridica che sia stata applicata al Jobs Act. Non è un mistero che è dichiarato forfait dai tecnici politici e dai politici, che hanno il dovere morale, sociale e giuridico di garantire i diritti fondamentali dei lavoratori e porre in sicurezza l’art. 18. E’ opportuno, per dovere di cronaca, accendere i riflettori sui transfughi del movimento sindacale, fulminati sulla strada per la Destra, permeati del tipico accanimento di chi passa dall’altra parte, e, non in maniera gratuita, ma che cerca di distinguersi per il minuzioso e sistematico abbattimento di tutte le tutele dei lavoratori. Poi i parlamentari della sinistra del Pd, pur contrari al Jobs Act,  danno una mano decisiva alla sua emanazione, perché il progetto delega “in bianco”  deve rimanere in vigore, ai fini di renderlo compatibile con l’art. 76 della Costituzione. Il testo, quindi, ritorna al Senato, dove la maggioranza del governo è risicata però accade che quei senatori del Pd, che hanno manifestato la volontà di essere contrari all’eliminazione dell’art.18, ritengono, nel momento di decidere, di approvare il testo legislativo per non causare una crisi di governo. Il risultato finale della votazione dimostra che se i senatori del Pd avessero votato, in coerenza con le proprie idee, contro il progetto Jobs Act, il medesimo sarebbe stato cancellato per sempre senza la possibilità di ricomparire. I 27 fedifraghi senatori dichiarano che, nella formulazione dei decreti attuativi, porranno la massima attenzione, il che non è fattibile perché i decreti attuativi non abbisognano del concorso dell’attività parlamentare. Le buone notizie, reputate tali e che possono essere  considerate, sono le seguenti: i contratti  di lavoro, già stipulati e in essere, non subiscono mutamenti; l’art. 18 rimane con la reintegra; i nuovi contratti “a tutele crescenti” devono attendere perché carenti di tutela. La via del referendum abrogativo conduce alla salvezza dell’art. 18, che tornerebbe a essere applicato ai rapporti di lavoro vecchi e nuovi.

 

Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Attualità · Cultura · Politica · Società

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