IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

A BRUXELLES, L’AUSTERITÀ HA MESSO LE RADICI?

2 gennaio 2015 · Nessun commento

Budget finanziario per salvare l’Eurozona. Una politica espansiva è necessaria per non affondare nella depressione economica e nella disoccupazione di massa. L’Ue, se non vuole dissolversi, deve rielaborare la sua architettura giuridica e monetaria.

E’ paradossale che agli Stati membri dell’Ue si chieda, con insistenza, l’austerità e le riforme  strutturali in cambio di misure, che dovrebbero bilanciare gli effetti disastrosi del rigore economico, grazie a un piano di investimenti di Juncker, il presidente della commissione europea. Mario Draghi la definisce una piccola manovra e spiega che la moneta unica è parte importante di una realtà politica, a cui dovrebbero seguire i trasferimenti fiscali permanenti, utili per aiutare le aree in difficoltà. Poi aggiunge che è d’uopo riconoscere che i trattati, purtroppo, non li prevedono, per cui è affidato alla finanza il compito di redistribuire, in guisa discrezionale, le risorse all’interno dell’eurozona. Tutto sommato, una sfida lanciata nei confronti dei cosiddetti falchi tedeschi, olandesi e finlandesi, e che, addirittura, non riesce a smuovere più di tanto l’attuale situazione. A questo punto, è evidente che latita un’azione politica dei governi, dei partiti e dei movimenti ai fini di creare un varco nel solidissimo muro dell’austerità. Avviene che i Paesi dell’Europa del Sud persistono nell’accettare i diktat della Troika come fanno la Grecia e il Portogallo mentre l’Italia e’ della serie dell’ossequioso “tanti saluti alla signora” e la Francia del “s’il vous plait” ovvero per favore concedete più tempo per aggiustare il bilancio, però tutti tralasciano di mettere in discussione una logica finanziaria penalizzante il Sud-Europa, forse destinato a subire, metaforicamente, il tragico destino di essere seppellito sotto le ceneri e i lapilli, come Pompei nel 79 d.C. a causa dell’eruzione del Vesuvio. E’ da sottolineare che le misure, a livello europeo, per promuovere incisive iniziative di natura fiscale e monetaria, idonee a trarre l’Europa del Sud fuori dalla depressione, dalla deflazione e dalla disoccupazione di massa, risultano insufficienti, presumibilmente, a causa di oscuri giochi di poteri finanziari nazionali, europei ed extraeuropei. Lascia perplessi la circostanza che gli europei del Sud-Europa si sono autoinflitti una politica di una devastante austerità, che sta dando i suoi frutti avvelenati, con la complicità di una classe dirigente largamente al di sotto dei propri compiti. Invece gli Stati Uniti, ad esempio, seguono una politica espansiva sia sul fronte dell’economia reale che di quella monetaria, tanto è vero che il deficit pubblico è stato tenuto, per anni, a un livello elevato per dare una spinta alla ripresa mentre la politica monetaria e creditizia è stata abbastanza accomodante, pur sussistendo, negli Stati Uniti, difficoltà economiche di un certo spessore. E’ giunta l’ora della resa dei conti tra coloro che in nome di una generica responsabilità, accettano di apportare ai propri bilanci le minime correzioni, e coloro che ritengono, ai fini di evitare la dissoluzione e l’implosione dell’Ue, di dover procedere all’inevitabile e improcrastinabile revisione dell’architettura monetaria e giuridica dell’Unione.

 

Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Attualità · Cultura · Politica · Società

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