IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

DOV’È FINITA LA ROMA PAPALINA DI PASQUINO?

22 dicembre 2014 · Nessun commento

Le pasquinate potrebbero ancora servire? Ignazio Marino, il sindaco coraggio. Il patto scellerato tra l’amministrazione, il mattone e il trattamento dei rifiuti.

 

Il Tevere sonnacchioso e il barcarolo che va controcorrente; la battuta romanesca pungente ma divertente; i preti e le suore che affannosamente attraversano la piazza San Pietro; i quartieri popolari che si confondono con le residenze patrizie; il prepotente ma non troppo, tra l’altro, dotato di voce melodiosa e struggente e, infine, Pasquino, una statua parlante che, con “le pasquinate”, castigava gli abusi e la corruzione dei potenti della sua epoca: tutti inghiottiti dal porto delle nebbie? Il popolo romano, comunque, è per metà cinico e per l’altra disincantato, per cui manifesta con facilità il suo stupore ed è disponibile a farsi ingannare dal nuovo ed è, in virtù di ciò, difficile che si trasformi in cittadinanza attiva. Descritto così il popolo romano sembra che versi in una situazione senza via d’uscita, ma è proprio a partire da questo che può prendere coscienza del possibile risveglio della politica, come passione ideale e impegno pubblico senza i quali, tutto potrebbe ritornare come prima. Tutto ciò che è  positivo può essere fattuale, cancellando la mafia Capitale e il suo desolante quadro, confidando, però, in coloro che desiderano vivere in una città  ”pulita”, ove non si nutra disprezzo nei riguardi dei poveri e degli immigrati e si tengano in considerazione coloro che fanno bene il  proprio lavoro anche quando è mal retribuito e rischiano di perderlo a causa della crisi, a loro non imputabile. Costoro, purtroppo, disertano le urne, sono silenziosi, invisibili e non ascoltati dalla politica. Avviene che, tra interessi in gioco e in nome del realismo, la politica scade assai spesso in opportunismo, per cui gruppi, organizzati da amministratori scaltri, hanno innescato un corto circuito e penalizzato le voci più deboli e più fragili, allargando, contestualmente, la rete delle complicità e, nondimeno, creando ulteriori aggregazioni di poteri, che si sono aggiunti a quelli già esistenti e, addirittura, rinforzandoli. A Roma, come altrove nel Belpaese, funziona il patto tra amministrazione e mattone ovvero quella selva di interessi, che gira attorno al consumo di suolo, alle concessioni a edificare a tutto spiano e al trattamento dei rifiuti. Il Sindaco, Ignazio Marino, ha iniziato a colpire questi interessi per non rimanere imbrigliato in questo inquietante avvenimento capitolino. Vi sono Città, che offrono benessere a una piccola minoranza ma che abbandonano, al loro destino,una parte di umanità sofferente ed emarginata dalla  società nelle periferie, privandola anche delle baracche, demolite senza pietà. La bellezza di Roma inizia a decadere con la politica, che diventa mestiere o professione in nome di un efficientismo senza volto, di un buongoverno di presunti onesti fino a prova contraria e “qualcuno” purtroppo è finito nel pantano.

Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Attualità · Cultura · Politica

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