IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

LA PALLA AL PIEDE DELLA POLITICA ITALIANA

17 dicembre 2014 · Nessun commento

Una svalutazione del lavoro senza precedenti e un mondo finanziario senza regole. Un governo colloquiante solo con il pianeta industriale. Un’Italia, forse, al limite di un’esplosione sociale se non si corre ai ripari?

 

Non è un mistero che la politica economica del governo Renzi si compiace del capitalismo liberista, replicando, in tal modo, all’avvenuto spostamento, negli anni 60-70, dei redditi a favore del lavoro, e, poi, per l’effetto della minore e peggiore occupazione o dei bassi salari, la quota di reddito assegnata al lavoro è progressivamente diminuita. Nella nuova fase del capitalismo, senza freni inibitori, emergono due elementi: il primo è caratterizzato dalla globalizzazione del mercato del lavoro, che pone in competizione il costo del lavoro delle economie  sviluppate con quelle delle economie emergenti. Ne consegue il trasferimento della produzione dai paesi ad alto costo del lavoro verso quelli a costo più basso mentre i lavoratori dei paesi più arretrati emigrano nelle aree geografiche sviluppate, ove sono attesi per fare i lavori più pesanti e quelli rifiutati dagli autoctoni e si registra, in conseguenza, un abbassamento dei salari e una riduzione dei diritti. In Italia, solo una parte dell’imprenditoria ha investito, innovato ed esportato mentre le ricette del passato come il contenimento del costo del lavoro e la panacea delle svalutazioni competitive non hanno consentito che il capitalismo italiano progredisse con l’ausilio dell’innovazione, della ricerca e dell’aumento delle dimensioni dell’impresa. Ne discende di trovarsi, oggi, di fronte a un capitalismo industriale che chiede la libertà di licenziare, meno tasse e privatizzazioni per investimenti sicuri e grandi opere per ottenere facili utili. Tutto sommato, un capitalismo incapace di progettare una politica industriale di investimenti pubblici e privati, di ricerca e di nuovi rapporti tra produzione, università e ricerca. Questo capitalismo non dovrebbe ricevere soldi a pioggia  ma  essere stimolato a fare salti di qualità, ma ciò richiede un governo con una capacità progettuale, con un piano  dei trasporti e della mobilità, con un piano di risanamento ambientale e del territorio e con un piano industriale e, infine, una visione dei settori del futuro. I sindacati CGIL , Uil e FIOM sono scesi, il 12 dicembre, nelle strade italiane, per spiazzare, con uno sciopero più che riuscito, l’esecutivo di Matteo Renzi perché sappia che solo il presidio dei lavoratori è in grado di difendere la democrazia. Tanto è vero che il capo del governo, in visita nella Turchia, ha fatto sapere che lo sciopero è un diritto costituzionale. Susanna Camusso, Carmelo Barbagallo e Maurizio Landini parlano non di un partito, ma di un grande movimento, che manda a dire, in maniera esplicita, ai governanti che la distanza tra loro è abissale e che urge colmarla per affrontare e sciogliere i nodi della massacrante crisi economica.

Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Attualità · Cultura · Politica · Società

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