IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

CHI È CAUSA DEL SUO INGANNO PIANGA SE STESSO

12 dicembre 2014 · Nessun commento

Il pareggio di bilancio entra nella Costituzione tra un parlamento plaudente e un popolo noncurante. Appelli di giuristi democratici rimasti inascoltati. Il raggiungimento del pareggio di bilancio ostacola la corretta politica economica.

 

Un adagio popolare, appena rivisitato, che ben si attaglia all’italica gente, distratta, impetuosa e in compagnia di una classe politica non sempre all’altezza della situazione ma, piuttosto, protesa a rincorrere gli umori della gente non sempre sorretta e guidata da professionalità di alto profilo, bensì da pseudo capi popolo o affascinanti dicitori molto contigui ai venditori di fumo o aria fritta, che finiscono per avere, in conseguenza del senno di poi, fittizia ragione da vendere al mercato del tutto va per il meglio, adescando con destrezza i creduloni. L’inganno dell’art. 81 arriva puntuale, rappresentato dal principio del pareggio di bilancio che, nel 2012, viene inserito, nella Costituzione italiana, modificando così l’art. 81. Ora quella maggioranza spavalda, per la sua partecipazione bulgara alla votazione, accusa, sotto i colpi della crisi e di qualche ripensamento dell’ultima ora, un vacillare di non poco conto. Eppure avvertimenti arrivano da un’assemblea, indetta da giuristi di fede democratica in quel di Roma, che invita i parlamentari del Pd, facenti parte della maggioranza, sostenitrice del governo Monti e favorevole al pareggio di bilancio, a lasciare l’aula, al momento del voto finale in quarta lettura, perché non scatti la maggioranza dei due terzi, che impedirebbe la convocazione del referendum confermativo e l’assenza di quorum. Se il consiglio fosse stato accolto, certamente, si sarebbe svolta un’opportuna discussione politica ed economica non solo nel Belpaese ma tra ogni forza politica, costretta a pronunciarsi apertamente. Il facente funzioni di presidente del gruppo senatoriale Pd dichiara che nel partito, a cui appartiene, non sono tollerate decisioni discordi da quelle concordate, smentito, poi, dai quei cento e passa senatori che, nel segreto delle urne, disubbidiscono all’indicazione di voto del loro partito per quanto concerne l’elezione del Presidente della Repubblica, costringendo Giorgio Napolitano a fare il bis o quasi. L’applicazione della norma trova prima credito presso Berlusconi, poi presso Monti e, per di più, si guadagna ovazioni da parte della maggioranza abbastanza coesa. Sofismi a non finire sulle differenze fra il Pil reale e il Pil potenziale, fra il pareggio di bilancio contabile e quello strutturale costituiscono il paravento per chi ha compreso che la norma non regge ma non si rassegna a ritornare sui suoi passi. Un quotidiano economico scrive che è giunto il momento di ripensare diverse modalità dell’impiego del pareggio di bilancio, tanto da suggerire l’idea di diminuire il numeratore del rapporto debito/Pil, su cui si fonda la politica  dell’austerità.  Le persone, innanzitutto, vengono prima della lucida e spietata contabilità.

Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Attualità · Cultura · Politica · Società

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