IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

NON C’È NORD SENZA SUD

10 dicembre 2014 · Nessun commento

La crisi spinge il Nord verso il Sud per brame elettorali? Il Nord non è  più il primo della classe. La ripartenza del Belpaese dipende da una politica che risollevi sia il Nord sia il Sud.

 

Un luogo comune che comincia a perdere colpi per la faziosità palesata, con troppa saccenteria, dal Nord che ritiene il Mezzogiorno, a causa della sua diversità, non suscettibile di essere integrato ovvero accomunato al Nord. Che sia stato preso un grosso granchio, lo dimostra il fatto che, ora, a seguito della crisi economica, che ha falcidiato, purtroppo e ovunque, persone e cose, il Nord continua, in forza del conclamato ed esistente divario con il Sud, a fruire di risorse pubbliche, assottigliatesi, però, a cagione di insistenti calamita’ naturali, che colpiscono, duramente, la penisola. In passato,  è doveroso  ammettere che ingenti risorse, per gli investimenti nel Sud, sono state, purtroppo, affidate a mani sbagliate, tanto è vero che la spesa pubblica è stata funzionale alle esigenze elettorali nazionali o è stata concessa ampia disponibilità di spesa alle autorità elettive,  spinte dalla necessità di ottenere più consensi degli altri candidati in lizza. In tal modo, il deficit delle infrastrutture e’ rimasto un dato strutturale quasi sempre negletto nel Sud e mai colmato, causando l’aggravarsi del divario, perché, nel Centro Nord, gli investimenti nelle infrastrutture e servizi sono cresciuti in maniera più che sufficiente. Nel Sud, invece, ci si è mossi a sostenere, alla meno peggio, il reddito delle famiglie o a erogare incentivi alle imprese, che sono riuscite solo a sopravvivere senza svilupparsi. Lo Stato unitario, a Nord come a Sud, stima opportuno incorporare i poteri locali anziché sottometterli,  come hanno fatto altri Stati. Nel Mezzogiorno, dopo qualche tentativo centralistico, attuato con la drammatica lotta al brigantaggio, lo Stato post unitario, correva l’anno 1863, preferisce ricorrere al compromesso, già utilizzato nel Centro  Nord. Il medesimo cliché o ragionamento è applicato alla vicenda del movimento contadino meridionale, destinatario, da parte della sinistra, di investimenti organizzativi e culturali con cui il ribellismo agrario si trasforma in un movimento, capace di condizionare le forze politiche. Non è un caso che i partiti intimoriti sono dell’opinione di esaltare il particolarismo, più redditizio sul piano elettorale piuttosto che riconfigurare la società meridionale in chiave non particolaristica. Si sostiene che il Nord non ha sfruttato il Sud ma l’ha condizionato e non sempre per il meglio. Resta il fatto che il futuro  del Belpaese dipende da una politica in grado di risollevare le sorti del Nord e del Sud dal loro desolante decadimento di natura economica, sociale e morale, per cui il Sud farebbe  bene  a riflettere sui comportamenti assunti a tutt’oggi, a cui anche il Nord non può e non deve sottrarsi, acquisendo, nel contempo, la cognizione di non essere più il primo della classe.

Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Attualità · Cultura · Politica · Società

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