IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

A RISCHIO L’EDITORIA

18 novembre 2014 · Nessun commento

Nel fondo per l’editoria, non c’è una lira per la stampa. I libri portati in Tribunale per non rischiare falsi in bilancio. Nel precariato finiscono tanti giornalisti.

 

E’ prossima una stagione di lotta perché il silenzio non paga anzi, forse, non retribuirà gli ottocento e oltre giornalisti, che hanno perso il posto di lavoro, durante quest’anno, a cui, inevitabilmente, si aggiungono i fogli locali e le emittenti private, scomparsi come in un vorticoso gorgo. Il primo pensiero della governance è quello di avere cittadini poco informati, per cui è meglio favorire il decesso dell’editoria non profit, di quella cooperativistica e locale, e le circa 100 testate in tutto, di cui cui un terzo è  trapassato a peggior vita e ciò  che è rimasto si è posizionato nella zona intermedia della spossante agonia. Un dato inquietante è quello che registra il fatto che il Belpaese è ora collocato al 49′ posto della classifica per la libertà dell’informazione, rimanendo, in tal modo, sintesi inquietante dell’era devastante dei grandi gruppi editoriali e del conflitto di interessi. Il Fondo per l’editoria è introdotto, nel 1981, per controbilanciare l’eccessivo potere televisivo e la non equa ripartizione della pubblicità. Accade che il Fondo passa da 506 milioni di euro del 2007 agli attuali 55,9, somma calcolata al netto delle spese fisse, riferentesi al rimborso  a favore delle Poste  Italiane, alle convenzioni della Rai e non solo. Purtroppo arriva la cattiva notizia dell’improvvisa e conclamata incertezza sulla sorte dell’insufficiente capitolo di bilancio. Ne consegue che il sottosegretario con la delega all’editoria rimane non solo preoccupato bensì sbalordito, perché “una moria ” di testate giornalistiche sarebbe un triste primato per la storia del Belpaese neppure condiviso dai pessimi governi succedutisi, nel tempo, alla guida dello stivale. Il marasma non finisce con la legge di stabilità  2015, in discussione alla camera, e i virtuali 98,5 milioni stanziati, a cui le decurtate solite spese fisse, rendono il contributo per l’editoria equivalente allo zero. L’editoria e’ ridotta così in brache per il fatto di essere coinvolta nella massiccia operazione di riduzione della spesa per la cultura, la scuola, l’università e la ricerca. Ai nuovi servi della gleba, la classe politica e industriale potrebbero apparire pieni di promesse mentre la realtà è drammatica. Tutti ora sono alla ricerca degli untori, personaggi manzoniani colpevoli per il popolo di essere gli appestatori, non avendo per motivi storici e temporali, a disposizione gli immigrati su cui scaricare le contingenti frustrazioni. I componenti del Parlamento, non tutti, urlano con un linguaggio populista.

Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Attualità · Cultura · Società

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