IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

IL SINDACATO E I PARTITI POLITICI, FUNZIONALI PER IL PAESE?

27 ottobre 2014 · Nessun commento

Le politiche del lavoro precario, complici della disgregazione del pianeta delle braccia e delle menti. I sindacati messi all’angolo da una politica distratta e autoreferenziale. Col Jobs Act, piazze senza lavoratori?

 

La ripartizione dei compiti tra partiti e sindacati è oggetto di dibattito teorico-politico da almeno cent’anni e, concretamente, in ogni paese ed epoca, assume una fisionomia determinata. Non è un caso che la Magistratura si è impegnata per distinguere, volta a volta, nella materia degli scioperi indetti dalle centrali sindacali, quale fosse “politica” e quale “economica”. Il che è stato necessario per le rivendicazioni sociali, avanzate a partire dalla fine del “69 e vertenti sulla riforma della casa, della salute, del fisco e della scuola, per cui si è dovuto produrre un’argomentazione, atta a ricoprire i contenuti con l’etichetta di “economico” e, quindi, a legittimare  l’azione sindacale, inquadrandola nel salario indiretto.

Abbondante acqua è passata sotto il ponte, tanto è vero che Susanna Camusso, l’attuale segretario generale della CGIL, ha dichiarato che, nel contestuale quadro economico e sociale, non è più sufficiente evocare lo sciopero generale, stante il disagio economico tra chi lavora, chi è in cassa integrazione, chi è disoccupato e chi fa un lavoro precario. Un’affermazione che cerca di rispondere a una trasformazione epocale del lavoro, la cui produzione è stata frammentata nelle catene globali del valore, ai fini di indebolire il potere dei sindacati e dei lavoratori. In queste catene il peso del singolo anello produttivo o aziendale è molto diminuito ed è divenuto facilmente sostituibile. Lo sciopero è storicamente nato per recare danno a un’impresa, ma conviene osservare che l’astensione dal lavoro non nuoce, sul piano economico, alle imprese che soffrono di un eccesso di capacità produttiva in assenza di domanda dei beni. Nel Belpaese è configurabile un’azione politica contro i sindacati, che, tutto sommato, reggono ancora in qualche modo, mentre negli altri paesi le associazioni sindacali accusano più di qualche battuta a vuoto. Non sono casi isolati quei politici che insistono per dare sempre maggiori spazi alla vulgata neo liberale e non sono neppure tanto rari quei Comuni, dominati dalla ideologia liberale, che raccoglie consensi nel governo e nelle formazioni partitiche. Oggi si è a un bivio, perché da un lato c’è la democrazia, rappresentata dal sindacato e dai partiti politici, e dall’altro il capitalismo, per cui è auspicabile una conciliazione tra i due come avvenne nel trentennio, successivo al secondo conflitto mondiale. E’ possibile, comunque, una qualche soluzione, perché, altrimenti, si rischia di andare verso un capitalismo ostile o con forme davvero carenti di democrazia.

Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Attualità · Cultura · Politica · Società

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