IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

NELL’ANTICHITA’, LA LIBIA EPICENTRO DI SCAMBI CULTURALI E COMMERCIALI NEL MEDITERRANEO

24 Gennaio 2012 · Nessun commento

Sulle coste della Tripolitania e della Cirenaica: Sabratha, Leptis Magna e Cirene sono le località più note che, già, l’Unesco, nel 1982, dichiarò patrimonio dell’umanità e che, con molte difficoltà, sono state tutelate, fino ad oggi, dal Dipartimento delle Antichità con le poche risorse messe a loro disposizione dal colonnello Gheddafi. L’enorme patrimonio archeologico e la sua posizione geografica sono integrati con la vita agricola, incrociando i modesti commerci dei centri urbani, sorti nelle loro vicinanze. Purtroppo, la coesistenza con vaste e importanti aree archeologiche di straordinario valore storico e artistico è avvenuta tra l’indifferenza e l’ignoranza, che, un po’ dovunque, hanno compromesso il paesaggio circostante con un’edilizia povera, costruita in maniera autonoma. Nulla di così diverso da ciò che è successo in Italia, in anni non troppo lontani, come ad Agrigento e Pompei. Nell’antica città romana, già colonia fenicia, di Sabratha, il museo romano, restaurato circa tre anni fa con il contributo dell’Eni, dopo un lungo periodo di abbandono, si caratterizza per la sua architettura, risalente ai primi anni “30, testimonianza dell’impegno degli archeologi italiani, che, dal 1920, hanno scavato e ricostruito molto in questo sito. Il teatro romano, realizzato nel 119 d.C., che, per la sua mole emerge su una distesa di rovine sparse sul terreno, riconoscibile per i tre ordini di colonne con architrave, si rispecchia nel fondale azzurro del mare. A Leptis più del sessanta per cento dei reperti sono ancora lì, ma soprattutto impressiona la sua estensione. La città fondata, anch’essa dai fenici come Sabratha, divenne “magna” dal 193 d.C. con Settimio Severo, che ebbe lì i natali e che, in soli quindici anni, rappresentò l’acme dell’arte tardo romana. Leptis Magna è espressione di un’impresa edilizia e artistica di singolare originalità, a causa della pianificazione urbanistica Severiana che inglobò i quartieri punici in prossimità del porto e ampliò la città con un polo monumentale, composto da una basilica, un ninfeo e un’imponente colonnato, arricchendo così di prestigiosi edifici la città augustea. Leptis Magna è importante per le sue costruzioni, aventi origine da modelli importati dalla Grecia e dalla Siria, lavorati sulla costa libica da maestranze locali, che, pur legate alla tradizione ellenistica, anticipano l’arte bizantina. Non è un caso che Leptis Magna finisca per essere considerata, a seguito di studi già iniziati, un laboratorio unico al mondo per l’arte e l’architettura tardo antica. Cirene, denominata l’Atene d’Africa, è situata su un vasto altopiano davanti al mare, con ai lati e ai fianchi il deserto che la separa dal continente africano e che l’ha sempre resa, fin dalla sua fondazione avvenuta, nel 631 a.C., sponda immaginifica della Grecia. Ora è difficile pensare all’isolamento e alla solitudine della Libia, quando una moltitudine di divinità fu accolta tra l’Acropoli e l’Agorà, così come i primi greci fondatori di Cirene seppero convivere con le tribù libiche dell’epoca.

Emanuele Porcelluzzi

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Categorie: Cultura

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