IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

IL CUORE GRANATA DI GIAN PAOLO ORMEZZANO

19 gennaio 2012 · Nessun commento

Maestro di giornalismo, scrittore estroso, inviato prima di Tuttosport e poi de “La Stampa”, ha collezionato 28 giri d’Italia e pubblicato la sua autobiografia con un titolo che molto gli somiglia “Non dite a mia mamma che faccio il giornalista sportivo (lei mi crede scippatore di vecchiette)”, editore Limina. Nel libro la simpatia di Ormezzano è contagiosa, il suo scrivere, più che brillante, è travolgente e così si racconta: il mio maestro è stato Giglio Panza, vercellese, un uomo della Resistenza ed ex amministratore dell’Unità, una persona profondamente onesta, una pasta d’uomo, che mi voleva un bene dell’anima. L’altro maestro, invece, Carlo Bergoglio detto Carlin, torinese, disegnava sul giornale bellissime vignette e si sentiva fondamentalmente un pittore. Carlin amava pazzamente la Juve e Bartali, e sapeva che io tifavo Toro e Coppi, ma di questo non abbiamo mai parlato. Carlin era un uomo di una generosità infinita e di grandi aperture intellettuali, ma dal punto di vista morale era molto rigoroso, tanto è vero che non perdonò a Fausto Coppi il suo amore per la “dama bianca“. Mi chiedo come faccia la Juventus a cavarsela con il nuovo impianto, fatto apposta per lo shopping, con sale cinematografiche e supermercati, visto che allo stadio ora si recano in pochi, per cui è sempre quasi vuoto a parte una o due partite all’anno. Mi interrogo sul come sia possibile che si alimenti, nei clubs, il desiderio di uno stadio di proprietà nel momento in cui queste società, che, ormai, vivono con i soldi della televisione e cioè con i soldi di chi ha già convinto le persone a non andare allo stadio, per guardare, più comodamente, le partite in tv. La costruzione del nuovo stadio delle Alpi ha, comunque, scatenato il senso di colpa, per cui adesso si cerca di blandire la parte granata, promettendo il restauro del “Filadelfia”. La mia opinione è che, nel giornalismo sportivo, sono distinguibili tre epoche: la prima è quella dei pionieri, soprattutto del ciclismo, magari scrivevano male, però erano onesti anche se interessati alle tirature, e penso a Orio Vergani, Emilio De Martino o a Bruno Roghi che era un letterato e un musicologo; poi, è venuto l’erotismo ovvero lo studio dell’amore con gli appassionati approfondimenti delle prestazioni e delle statistiche sportive, tra questi ha giganteggiato Gianni Brera e, per concludere, nel presente, con la pornografia, caratterizzata dai titoli vistosi e blasfemi, dagli articoli seriali, banali e anonimi. Ho trovato sbalorditivo che mi dessero dei soldi per scrivere di quello che amo invece di chiederli a me, frase che fa il paio con quella di un grande giornalista come Enzo Biagi.

Emanuele Porcelluzzi

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