IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

NELLA SCUOLA, “TAGLI” ANCHE PER LA PRIVACY DEGLI ALUNNI E DEI GENITORI

9 Settembre 2010 · Nessun commento

Nel silenzio dei dirigenti scolastici e degli insegnanti nonchè all’insaputa dei genitori, è partita nel maggio 2o10, in tutte le scuole elementari e medie italiane, una schedatura sociale ed etnica. Infatti, i minori sono stati chiamati a compilare insieme a test di matematica e italiano, dotati di un codice alfanumerico che permette di risalire al singolo studente, anche un questionario con informazioni legate alla vita privata e familiare. Trattasi di una rilevazione statistica promossa dall’Invalsi, (l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, sotto il controllo del ministero dell’Istruzione), già tentata, negli scorsi anni, a macchia di leopardo ed estesa invece ora a tutti gli alunni delle seconde e quinte elementari nonchè prime e terze medie, per un totale di circa un milione e 700 mila studenti, 88 mila classi in 9.700 scuole, con supervisori in 2.800 scuole. Spesa complessiva 6 milioni e 600 mila euro. Mentre i sindacati confederali  tacciono, i cobas e alcuni osservatori contestano i test per diversi motivi: perchè non sono obbligatori in virtù del fatto che non esiste una direttiva ministeriale in merito, tant’è che sono imposti dall’alto ai dirigenti con una circolare di un dirigente dell’Invalsi; per la circostanza che quei test serviranno, presumibilmente, a decidere lo stipendio degli insegnanti, a schedare la gente, contando anche la popolazione immigrata, e segnando forse la fine di una scuola libera e aperta a tutti, come è previsto dalla nostra Costituzione. Qualche preoccupazione sorge in relazione alla privacy, tanto è vero che i moduli, consegnati ai genitori, prevedono che, oltre al nome, cognome, classe e sezione dell’alunno, gli stessi scrivano luogo e data di nascita dello studente, della madre e del padre, se lo studente non è nato in Italia, indicare l’età di arrivo in Italia, la frequentazione dell’asilo nido e della scuola dell’infanzia, e, poi, il titolo di studio del padre, della madre e professione del padre e della madre. Si prevede che i moduli saranno abbinati ai test Invalsi compilati dagli alunni, ai fini di disegnare un sistema di incentivazione che gratifichi i singoli operatori della scuola in funzione del conseguimento di obiettivi relativi agli studenti e di agire, parallelamente, sul reclutamento e rimozione dei presidi sulla base della perfomance ottenuta, e sul reclutamento e rimozione degli insegnanti, fino, nei casi estremi, all’accorpamento o alla chiusura della scuola. Il sistema di ricerca non sembra dei più affidabili, però potrà garantire la possibilità di avere molte informazioni sensibili sulla popolazione scolastica immigrata. Resta il fatto di non sottacere il dato che l’Invalsi, in Italia, non è ancora in grado, a causa delle poche risorse professionali ed economiche, di sviluppare un sistema di valutazione alla stregua di quelli che funzionano abbastanza bene in altri paesi europei, dove oltre a registrare i risultati dell’apprendimento si riesce a misurare anche i miglioramenti rispetto ai livelli d’ingresso. Nei sistemi di valutazione evoluti non ci si limita ai test: una volta raccolto il risultato, le scuole in difficoltà vengono affiancate da esperti, tecnici, che favoriscono l’autovalutazione e la riflessione fra insegnanti che sono dei professionisti, per poter migliorare il modo con cui si insegna: questo è l’obiettivo finale della valutazione, non la sanzione. Infine, il compito della scuola non è quello di ignorare le differenze, ma di capire se ci sono delle difficoltà e cambiarle in positivo perchè questa è la personalizzazione della didattica.

Emanuele Porcelluzzi

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Categorie: Attualità

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