IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

IERI E OGGI:L’UNITA’ D’ITALIA, UN “BUSINESS” PER IL NORD E IL SUD

20 Agosto 2010 · Nessun commento

Coloro che, con sufficienza o arroganza, deprecano il Risorgimento e irridono all’Unità, sono semplicemente estranei a una pur minima conoscenza della storia. Il Risorgimento, intanto, non fu un fatto italiano perchè esso si colloca in un contesto europeo, frutto di un moto che fu tra gli effetti di lungo periodo della grande rivoluzione del 1789. Tanto è vero che il Risorgimento italiano, collocato nell’ambito dei movimenti nazionalpatriottici del XIX secolo, mentre servì a cancellare residui di stati paternalistici, fondati su concezioni proprietarie del potere, ebbe un carattere emancipatore su vari piani, da quello economico-sociale a quello politico, non trascurando l’ambito della cultura. Una larga fetta della migliore produzione letteraria o di teoria politica italiana si colloca in quella fase ed è il prodotto di scrittori e pensatori che hanno espresso l’istanza unitaria, che era tutt’altro che un mero bisogno di  essere Stato bensì  rappresentava un’esigenza significativa per un Paese frammentato, sottoposto ai ghiribizzi di piccoli e mediocri  sovrani locali, spesso mandatari di poteri reali lontani, che facevano il bello e il cattivo tempo nella Penisola. Ma quello era anche un paese economicamente bloccato, tanto è vero che solo l’Unità gli diede la spinta decisiva per avviare il decollo industriale e la sua trasformazione capitalistica: tutto ciò rese possibile lo “sviluppo”, che, con i suoi enormi limiti, denunciati da una schiera di studiosi, politici e intellettuali, costituì, comunque, un dato di progresso, a dispetto, appunto delle contraddizioni e delle sperequazioni, prima, fra tutte, quella Nord-Sud. A coloro che affermano che il Sud drenerebbe le risorse realizzate dal Nord, è necessario ricordare che lo squilibrio tra le due aree è stato favorito da un processo di industrializzazione che si è localizzato nelle regioni settentrionali, a scapito del Mezzogiorno; ribadire che il Sud fu ed è tuttora un mercato essenziale per le imprese produttrici del Nord; rammentare, infine, che i protagonisti di quel terzo moto unitario  (il secondo è consistito nella lotta di liberazione nazionale dal nazifascismo degli anni ‘43-45), ossia gli immigrati meridionali a Torino, Milano e nelle altre aree industriali, resero possibile la fortuna delle imprese e degli imprenditori ivi collocati. E se nel Risorgimento e nella Resistenza, l’opera dei meridionali fu limitata ma non irrilevante, nelle migrazioni Sud-Nord degli anni “50 e “60, sono stati i meridionali poveri a fornire il materiale umano per le industrie del Nord. D’altra parte, l’Unità fu un affare anche per il Mezzogiorno, malgrado  gli errori gravissimi compiuti. Resta il fatto, altresì, importante che fu il moto unitario e lo Stato nazionale a ricuperare il Sud, inserendolo in circuiti dai quali la monarchia borbonica l’aveva tenuto fuori. Chi, ora, inneggia al “federalista” Carlo Cattaneo, dimentica, purtroppo, che si tratta di uno dei più coerenti e convinti sostenitori dell’Unità.

 

Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Cultura

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