IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

ORA, NEL FUTURO DELLA FIAT, CI SONO LA CHRYSLER E LA FABBRICA ITALIA POMIGLIANO

31 Luglio 2010 · Nessun commento

Più che chiudere Pomigliano, la Fiat di Sergio Marchionne avrebbe voluto chiudere l’Alfa Romeo, senza attendere che festeggiasse 100 anni di storia perchè Pomigliano, stabilimento nato Alfa Romeo, è sempre stato, in qualche maniera, un problema per il Lingotto, tanto è vero che la Fiat dell’epoca organizzò una vera e propria campagna di avversione nei confronti dell’insediamento dell’Alfa Romeo. A voler questa fabbrica è stato Giuseppe Luraghi, un manager milanese, di estrazione socialista, e, dal 1960, alla guida dell’Alfa, di proprietà dell’Iri. Luraghi, dirigente d’azienda nella Sip, nella Mondadori, nella Lanerossi e nella Pirelli, si battè perchè il meridione avesse una fabbrica di automibili dopo Arese. La Fiat però si oppose, organizzando una campagna di stampa contraria, sovvenzionando fantomatici movimenti meridionalistici con sede a Torino. Appare evidente che è la guerra del più grande gruppo privato italiano contro il concorrente pubblico, accusato di utilizzare i soldi dei contribuenti per costruire Pomigliano. Luraghi ribatte con l’affermare che tanti soldi altrettanto pubblici vanno alla Fiat per costruire, in Unione Sovietica, lo stabilimento di Togliattigrad, e, quindi, investimento per investimento, ragiona Luraghi, non è meglio e opportuno dare lavoro a 15.000 persone nel sud d’Italia? Pomigliano nasce così, contromano, costringendo Gianni Agnelli a cambiare strada. La storia di Pomigliano segue le vicende dell’Alfa Romeo che realizza, negli anni ‘60, utili perchè costruisce modelli di successo come la Giulietta, a cui segue il declino  negli anni ‘70. Luraghi, nel 1973, viene allontanato per aver negato a due notabili politici la costruzione di un altro stabilimento ad Avellino, dettato solo da motivi clientelari. Accade che, nel 1986, Pomigliano e l’intera Alfa Romeo finiscono tra le braccia della Fiat, che non sarà in grado di operare un rilancio, tant’è, che l’anno scorso, è sull’orlo di finire in un piano di chiusura, che Marchionne cancella all’ultimo momento. E in qualche modo si capisce perchè Marchionne abbia deciso che a Pomigliano, al di là del referendum e delle decisioni che seguiranno, mai più si faranno Alfa Romeo, con lui al volante. Ma la vera scommessa di Marchionne si chiama “newco”, la nuova società che rileverà lo stabilimento campano: Fabbrica Italia Pomigliano, sorta con un capitale di 50.000 euro il 19 luglio a Torino, con compiti “rieducativi”, banco di prova di nuovi ritmi lavorativi con standard del paese del sol levante, e,quindi, laboratorio del nuovo modo di costruire non solo le auto bensì “nuove”  relazioni industriali. Un passo a ritroso nel tempo, correva l’anno 1968: ” La Fiat pensò di inquadrare, con una disciplina di ferro,  15 mila nuovi assunti, messi a lavorare a Mirafiori tutti d’un colpo, senza preoccuparsi di che cosa sarebbe successo fuori della fabbrica ossia nel tessuto urbano di una città che tra l’altro era sua, ma dove per i nuovi assunti non c’era nemmeno un posto per dormire. Ne nacque una lotta che ha sconvolto gli stabilimenti  del gruppo per i successivi dodici anni”. Adesso si pretende di mettere in riga, con un accordo sui turni e i ritmi di lavoro e con i limiti posti al diritto di scioperare e ammalarsi , i cui problemi nascono soprattutto dal degrado del tessuto sociale circostante. Carlo Bernari, narratore di Napoli e celebre autore del romanzo “Tre operai”, crede a un modo di essere categoricamente napoletani ed essere napoletani significa per lui partecipare all’esistenza con l’arduo compito di sopravvivere. Astuzia, inventiva, ironia, esuberanza sentimentale, senso pagano della vita, coraggio disperato e peraltro allegro, e istinti di generosità e di solidarietà come anche di  incontrollata incredulità. La Napoli di Bernari è un città ove la storia non è assente, si è solo fermata. E’ necessario, quindi, farla ripartire con i giusti tempi.

 

Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Attualità

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