All’Isola del Diavolo, così i prigionieri austriaci ribattezzarono l’Asinara, un bellissimo pezzo di terra, su cui , più di una volta, la storia ha registrato il massacro di uomini senza difesa e inermi nei confronti di poteri sovrastanti. Accadde che la gente abitante questo luogo, composta da pescatori liguri migrati da Camogli e da pastori sardi, fu deportata a Stintino perchè Umberto I, nel 1865, decise di fare dell’Asinara per metà una colonia penale e per l’altra metà una stazione sanitaria marittima di quarantena. Nei primi anni settanta, la vecchia colonia penale fu trasformata in un carcere di massima sicurezza, uno dei più rigorosi, che chiuse i battenti nel “1999. Gli operai sardi della Vinyls, sono scesi dai tetti della loro fabbrica per sbarcare all’Asinara ai fini di difendere il lavoro e uno scampolo d’economia della propria terra. Ora dormono nelle celle dell’ex-penitenziario di Cala d’Oliva, l’antico borgo dei pescatori camoglini. L’Asinara è così divenuta una sorta di Isola dei cassintegrati, perchè tale è la loro condizione, per cui sono determinati a non mollare, talchè i cinquantenni come i ragazzi appena sopra i vent’anni si stanno giocando qui l’ultima chance lavorativa, e quasi da soli. Hanno chiesto l’intervento del governo, che dell’Eni, da cui dipende la Vinyls, è azionista di maggioranza, e non si è mosso niente. I lavoratori sono qui a dormire nelle brande delle celle per ribadire che un’azienda come la Vinyls, che potrebbe ancora produrre ricchezza, non può essere chiusa solo perchè l’Eni, fuori da ogni controllo dei poteri politici , ha fatto accordi che prevedono una smobilitazione del ciclo del cloro in Italia. I naufraghi, si fa per dire, dell’Asinara hanno di fronte l’enorme forza dell’Eni, a cui forse delle loro esistenze importa poco o niente. Sono, quindi, in centoventi senza alcun potere che li sostenga. Da soli provano a giocare la carta della ribalta mediatica perchè sanno che conti solo se finisci sui giornali o in tv. Perciò gli operai dellaVinyls, occupando l’Asinara, ci provano ancora perchè eredi di una cultura che all’ingiustizia ha risposto con la lotta sindacale organizzata dagli stessi. Che riescano nel loro legittimo intento di conservare il proprio posto di lavoro, importa a chiunque creda che al mondo così come è strutturato, non ci si può e deve rassegnare. Purtroppo perdura la loro permanenza sull’Isola del Diavolo.
Emanuele Porcelluzzi
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