IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

L’8′ MARZO, MIMOSE E VISIBILITA’ ALLE DONNE NELLA SOCIETA’

10 Marzo 2010 · Nessun commento

La prima a raccontare il cambiamento delle donne è stata, all’inizio degli anni sessanta, Dacia Maraini, e non si può dimenticare che, prima di lei, captò i segnali  di un’inquietudine collettiva, la narratrice e giornalista Milena Milani, nei cui racconti compaiono donne che non hanno nulla di tradizionale, completamente estranee ai ruoli canonici di figlie, mogli, madri e lavoratrici. Le ragazze di “Storia di Anna Drei” e di “Emilia sulla diga” di Milena Milani non hanno e non vogliono avere ruoli in cui insediarsi; vagano inquiete alla ricerca di qualcosa, di cui non sanno nemmeno loro. Vivono in una sorta di perpetua vacanza, intesa nel senso di vuoto, e non a caso s’intitola così il romanzo di Dacia Maraini: “La vacanza” che narra la storia di un’adolescente uscita dal collegio per il periodo estivo; corre l’anno ‘1944 e l’eco della guerra è appena percettibile; prevale il ricordo dello squallido collegio e, nel presente, una sensualità che inizia a destarsi ma non sa qual è il suo posto e nè se ci sarà mai un posto per lei, al di là degli occasionali incontri con un avvilente microcosmo maschile. E così nell’Età del malessere torna in scena un’altra adolescente senza qualità, Enrica, che guarda impietosamente sua madre e si dedica agli studi di malavoglia, coltivando una stentata storia d’amore, per cui prende la decisione di abortire: quella scena cruda dell’aborto, che mai era stata rappresentata in un romanzo, vuole arrivare come un pugno nello stomaco dei lettori benpensanti. Le caratteristiche di questo tipo di romanzo di contestazione o femminista, inaugurato da Maraini possono individuarsi nei seguenti e ricorrenti elementi: l’analisi spregiudicata dei meccanismi di convivenza familiare; il graduale processo di consapevolezza avviato dalla protagonista non solo attraverso riflessioni, ma anche mediante esperienze crude, compiute sulla propria pelle; l’uso di un linguaggio esplicito, infarcito di espressioni brutali tese a superare provocatoriamente i limiti di quel decoro formale imposto soprattutto alle donne. La Maraini predilige la forma diaristica perchè la più adatta a presentare in maniera veristica la vita quotidiana, e in tale forma si strutturano molti dei racconti compresi nella raccolta “Mio marito”, in cui è presente anche la politica ossia rivendicazioni, lotte operaie, ma è ancora una politica tutta al maschile. Passerà del tempo perchè avvenga l’irruzione delle donne: è questo il tema di “Donna in guerra”, il diario di cinque mesi della vita di una donna. Tra i primi due romanzi e questo c’è la tempesta del “68, che coinvolge le donne in un processo irreversibile di contestazione e di rivendicazione, che s’allargherà fatalmente. E intanto Maraini ha scoperto l’immediatezza del linguaggio teatrale - divenendo così uno degli autori teatrali più produttivi - e crea nel ‘1969 il personaggio di Anna, irriducibile ribelle già pronta a bruciare ogni forma di comunicazione con il nemico e a fare la guerra in “Il ricatto a teatro e altre commedie”. Poi il testimone viene passato a Vannina: venticinque anni, maestra in borgata, un marito meccanico. Nell’arco di un’estate per Vannina cambierà tutto: da una parte le donne del paese, la loro padronanza dei misteri del sesso, la loro chiacchera immaginosa ed esaltata; dall’altra un gruppo duro, risoluto di estremisti politici. Tra essi ,una ragazza, Sunia, che vuole conciliare l’inconciliabile: il mondo della tradizionale appartenenza femminile con il mondo della politica, foggiato a immagine e somiglianza dei maschi: pretendendo per di più, lei paralitica - e dunque doppiamente penalizzata, secondo l’opinione comune - il riconoscimento a una sua libera sessualità. Finirà schiacciata nello scontro: ma intanto Vannina trova da lei quel coraggio per mandare a monte un matrimonio fasullo, per liberarsi di quel bambino che le è stato imposto per “riequilibrarla”, e incominciare un sua vita, da sola. D’ora in avanti le battaglie, dentro e fuori i romanzi, s’intensificheranno: di quel ”Vogliamo tutto”, lanciato come provocatoria parola d’ordine per il proletariato maschile, se ne approprieranno, senza indugi, le donne.

                                                                                                                            Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Società

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