Corigliano è il paese delle clementine, il cui periodo di raccolta è compreso tra novembre e febbraio e ad occuparsene sono migliaia di africani, maghrebini e subsahariani, che ogni inverno giungono nella piana per lavorare nei campi. La situazione è simile a quella di Rosarno. Infatti, nella sibaritide, c’è una concentrazione di immigrati per tre volte superiore a quella di Rosarno e anche qui i migranti vivono in condizioni di estremo degrado in cui sfruttamento e lavoro nero sono le pratiche quotidiane prevalenti. Dopo i fatti di Rosarno, si sta mettendo a punto un apposito piano di emersione che si concretizzerà con la stipula di un patto per la legalità e il contrasto al sommerso con le forze sociali e istituzionali. Secondo uno studio di un’organizzazione, dedita al fenomeno dei migranti che operano nella piana di Sibari, si stima che siano oltre 12mila i migranti che vivono in queste zone a ridosso dello Ionio, la maggior parte dei quali sono invisibili: manodopera stagionale non censita e irregolare. Immigrati di diversa nazionalità, schiavizzati come i migranti di Rosarno si accampano nelle tendopoli oppure in rifugi di fortuna magari ammassati in strutture fatiscenti che somigliano a topaie. Il governo locale, tra l’altro di destra, cavalca il malessere e il vento xenofobo che soffia in Italia. Tanto è vero che ha emanato un’ordinanza anti immigrati, tesa ad impedire l’affitto di case agli stranieri e a monitorare la presenza di migranti nel territorio coriglianese perchè d’ora in poi chi vorrà spostare la residenza a Corigliano o prendere casa in affitto dovrà renderne conto al Comune. E mentre a Rosarno la ferita sanguinava ancora, a Corigliano il governo locale, in nome della legalità, sgombera due baraccopoli e demolisce casolari e accampamenti , e parlare di legalità da ristabilire mercè il pugno di ferro contro i migranti suona un pò grottesco. Quando arriva la stagione agrumicola, che, peraltro, coincide con quella olivicola, il fabbisogno di manodopera aumenta in modo considerevole tanto che il numero di stagionali arriva a superare le 12 mila unità. La metà di essi sono invisibili perchè non registrati: 6mila braccianti che vagano come fantasmi in questi gironi danteschi dello sfruttamento e del sommerso. Ovunque vi siano agrumeti nella pianura calabrese, il copione è lo stesso di Rosarno. Presenza massiccia di braccia, anche femminili, condizioni igieniche inesistenti, dignità umana annullata, poco cibo ma tanta fatica. Sfruttati e umiliati per pochi euro al giorno, a cui si aggiunge il pizzo da pagare al caporale di turno. All’alba di ogni giorno, i furgoni dei caporali fanno il giro della sibaritide per prelevare il popolo invisibile, che viene scaricato nei campi dove, fino al tramonto, sono impegnati nella raccolta dei frutti, simbolo dello sviluppo di queste aree. Come a Rosarno, anche quì tutti sanno ma nessuno interviene e nessuno vigila. Tutto scorre come se nulla fosse. Le associazioni di volontariato fanno ciò che possono in un’area ove regna sovrana l’indifferenza e la complicità omertosa. Allora è meglio tacere, per non spezzare il fragile filo della convivenza civile, che di civile non ha niente. Benvenuti a Corigliano è scritto sul cartello stradale del paese delle clementine e di Gennaro Gattuso, il calciatore della nazionale, che vota il partito del Nord perchè dice che non se ne può più.
Emanuele Porcelluzzi
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