IL BIANCO E IL ROSSO di Emanuele Porcelluzzi

IN SARDEGNA, NASCE L’IRS

19 Febbraio 2010 · Nessun commento

E’ l’acronimo del movimento, denominato “Indipendèntzia de sa Sardigna”, che, alle ultime elezioni regionali è cresciuto ancora, dallo 0,3 del 2006 al 3% di oggi, per cui ai sardi è venuta la gran voglia di separatismo, di indipendenza politica, morale e, soprattutto, culturale, scevra di un’idea nazionalista, e li unisce, tra l’altro, l’idea di una Sardegna diversa, che li possa liberare dalla mummificazione. Ernst Junger, in “Terra sarda”, un diario di viaggio del 1954, scrive che qui è ancora possibile dormire un sonno leggero tra gli atomi dell’atemporalità, osservare luoghi non scalfiti dalla tecnologia nonchè teatri dell’incontro tra Oriente e Occidente. La Sardegna, secondo i suoi abitanti, ha 500 anni di storia e, in realtà,  i sardi si ritengono più spagnoli che italiani. Il loro movimento non c’entra niente con il leghismo perchè la Padania non è mai esistita invece la Sardegna come organismo politico, come nazione c’è sempre stata, per cui rifiutano  l’idea di una unità nazionale ottenuta con la forza. Ma tutto è partito da un libro pubblicato una decina di anni fa, il “Manifesto della gioventù eretica del Comunitarismo”, un libro che parte da una critica molto radicale del neoliberismo e dell’economia globale, riscoprendo la natura antiurbana dei sardi e i piccoli luoghi, paesi come fonte di democrazia comunitaria e di coesione sociale. L’eredità di questo pensiero giace negli studi di Franciscu Sedda, docente di Semiotica presso l’Università Tor Vergata di Roma, autore di un saggio ancora inedito e in cerca di editore dal titolo molto evocativo: I sardi sono capaci di amare. Attualmente il movimento è in una fase di organizzazione e sono indette assemblee per eleggere il nuovo gruppo dirigente. Gli scopi del movimento sono la costruzione di una nuova identità, il recupero della memoria per guardare al futuro, il conseguimento dell’indipendenza per curare gli interessi degli isolani, non in guisa egoistica, perchè il movimento è inclusivo ai fini di realizzare una maggiore qualità della vita. Gli indipendentisti dell’Irs perseguono un duplice scopo: quello di una politica di lungo termine, che secondo loro li porterà all’indipendenza, e l’altro di una politica a breve e medio termine, caratterizzate da politiche ambientaliste sull’energia, sulla fiscalità e sulla contestuale battaglia che stanno conducendo contro le speculazioni dell’eolico. L’organizzazione è rigidissima e si compone di tre livelli separati: nel primo si è soli simpatizzanti; nel secondo c’è l’iscritto sostenitore e nel terzo l’attivista, quest’ultimo può parlare a nome dell’Irs dopo aver partecipato ad un vero e proprio corso di formazione. L’età media è bassissima ossia si aggira tra i 25/27 anni e ci tengono a sottolineare che il movimento è non violento e si ispira al gandhismo. E’ necessario interrogarsi sul perchè della nascita di tale giovanile movimento, dopo sessant’anni di gestione regionale autonoma.

 

                                                                                                       Emanuele Porcelluzzi

Categorie: Politica

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