Cameron non è la prima volta che ci stupisce. Infatti, il progetto del suo cinema è stato uno dei più radicali, monumentali e futuribili mai esistiti a Hollywood, tanto è vero che, nel 1984, il regista canadese evocò, da un futuro oggi non molto lontano, un inarrestabile mostro metallico chiamato Terminator. Dopo aver raccontato, come nessuno era stato capace, la mai dimenticata tragedia del Titanic, Cameron ci regala un mondo che nessun altro avrebbe potuto immaginare, capace di ancorare l’ebbrezza rischiosa del digitale alla materia dell’acciaio più pesante, di essere avanguardistico, di coniugare il pacifismo verde alla passione dello scontro armato, di fare politica lavorando sull’emozione della meraviglia. Gli incassi di Avatar superano il miliardo di dollari; gli spettatori si accalcano contro la porta della sala cinematografica per vederlo e, alla fine, gli tributano scroscianti applausi. E’ indubbio che si è di fronte ad un film evento, a cui gli ambienti di Hollywood guardano con curiosità e interesse, certi di poter rilanciare il cinema. Avatar si svolge su un pianeta lussureggiante e verdissimo, le sue spettacolari battaglie avvengono spesso in aria, ma è l’acqua l’elemento che lo attraversa in maniera più evidente. L’acqua in cui il regista si è immerso, per la prima volta, nel suo bellissimo “The Abyss,” e in cui ha continuato a immergersi anche dopo “Titanic”, con due documentari realizzati con la Nasa nell’Atlantico e nel Pacifico. L’idea di Avatar gli è venuta parecchi anni fa, durante quegli anni trascorsi nelle profondità marine, ma il cinema digitale era ancora ai primordi. Avatar è, inoltre, popolato di longilinei alieni; l’inquadratura spesso è attraversata da soffici creature galleggianti che sembrano meduse e da raggi di luce densi di pulviscoli di tutti i colori. Cameron non accetta l’idea che l’unico modo di salvare il mondo sia il distruggerlo per poi ricominciare da capo, perchè lui crede che il mondo (e, addirittura, il cinema) possono ripartire. Poi succede che l’esistenza idilliaca dei Na’vi, abitanti di un paradiso silvano dove le montagne galleggiano in cielo e tutti gli organismi viventi sono connessi l’uno con l’altro, con la memoria del loro passato, in una logica di armonia e di rispetto reciproci, si complica quando un marine si infiltra nella comunità e si innamora, ricambiato, della figlia del capo. Dietro la loro storia d’amore si nasconde un epilogo insanguinato: una tragedia incancellabile. Per Cameron, sempre ottimista, non nasce solo il disastro, ma la possibilità di un capovolgimento.
Emanuele Porcelluzzi

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